<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Insegnanti Archivi &#8211; OrientAzione</title>
	<atom:link href="https://www.orientazione.it/insegnanti/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.orientazione.it/insegnanti/</link>
	<description>Le azioni per scegliere il tuo percorso universitario</description>
	<lastBuildDate>Tue, 14 May 2024 14:18:57 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.4.6</generator>

<image>
	<url>https://www.orientazione.it/wp-content/uploads/2019/11/cropped-logo-single-32x32.png</url>
	<title>Insegnanti Archivi &#8211; OrientAzione</title>
	<link>https://www.orientazione.it/insegnanti/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Competenze e microcredenziali</title>
		<link>https://www.orientazione.it/news-orientazione/competenze-e-microcredenziali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fab_Salvetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 May 2024 14:18:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News orientazione]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[microcredenziali]]></category>
		<category><![CDATA[gamification]]></category>
		<category><![CDATA[deuteroapprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[open badge]]></category>
		<category><![CDATA[blockchain]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[competenze]]></category>
		<category><![CDATA[European Education Area]]></category>
		<category><![CDATA[insegnare]]></category>
		<category><![CDATA[Comenio]]></category>
		<category><![CDATA[didattica]]></category>
		<category><![CDATA[Comenius]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione didattica]]></category>
		<category><![CDATA[lifelong learning]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.orientazione.it/?p=90757</guid>

					<description><![CDATA[<p>Una nuova prospettiva per gli obiettivi di apprendimento: le microcredenziali certificano i risultati di una breve esperienza formativa</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.orientazione.it/news-orientazione/competenze-e-microcredenziali/">Competenze e microcredenziali</a> proviene da <a href="https://www.orientazione.it">OrientAzione</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Una nuova prospettiva per gli obiettivi di apprendimento</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>&#8220;Tutti siano educati in tutto totalmente”: la necessità di non smettere mai di imparare</strong></h2>
<p>Fra il Millecinquecento e il Milleseicento fu <strong>Comenio</strong> a intuire la necessità che l’<strong>educazione</strong> fosse <strong>permanente</strong>, celebre il suo motto: &#8220;Tutti siano educati in tutto totalmente”. Il pedagogista ceco arrivò addirittura a sostenere l’ipotesi di una “<strong>università celeste</strong>” &#8211; a cui ci si prepara con la vita &#8211; che costituirebbe il compimento supremo di una logica di permanenza educativa. Fra le sue idee, figlie del tempo ma anche di una straordinaria visionarietà, quella di <strong>pansofia</strong> (il sapere universale destinato a tutti, che abbraccia ogni conoscenza possibile, sia scientifica, sia umanistica). È dal pensiero di Comenio che si sviluppa il concetto di <strong><em>lifelong learning</em></strong>, oggi più che mai attuale, anche in considerazione dei rapidissimi mutamenti in cui siamo immersi. Formarsi continuamente, come normale processo di vita, è quindi qualcosa che tocca ogni persona, compreso chi fa l’insegnante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Macrocompetenze e microcompoetenze</strong></h2>
<p>Le <strong>macrocompetenze</strong> sono quelle ampie e strategiche, quelle necessarie allo svolgimento di un ruolo o all’acquisizione di un titolo di studio. Le <strong>microcompetenze</strong> sono più fini, focalizzate e possiamo considerarle come la declinazione specifica delle macrocompetenze.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Le microcredenziali</strong></h2>
<p>“<strong>Le microcredenziali certificano i risultati formativi di una breve esperienza di apprendimento</strong>”, si legge su <a href="https://education.ec.europa.eu/it/education-levels/higher-education/micro-credentials">European Education Area</a> (uno dei siti tematici dell’Unione Europea), dove si trova anche la raccomandazione sull’<a href="https://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-9237-2022-INIT/it/pdf">approccio europeo alle microcredenziali</a>. Proprio quello delle microcredenziali è un territorio di assoluto interesse che negli ultimi anni ha visto svilupparsi studi e iniziative.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Microcredenziali e studio scolastico</strong></h2>
<p>Sviluppato principalmente per far fronte alle esigenze del lavoro che cambia, l’approccio delle microcredenziali è interessante anche per la vita scolastica. Si tratta, in particolare, di abbracciare l’<strong>innovazione didattica e tecnologica</strong>, perché una delle possibili modalità di certificazione delle microcredenziali è attraverso gli <strong>Open Badge</strong> (<strong>micro-attestati che incorporano metadati che certificano esperienze o competenze della persona</strong>). Gli Open Badge sono verificabili da aziende, enti e organizzazioni accademiche e riportano:</p>
<ul>
<li>l’<strong>identità</strong> della persona</li>
<li>la <strong>data</strong> di rilascio</li>
<li>la <strong>competenza</strong> che rappresenta e il modo in è stata acquisita acquisita e verificata</li>
<li>i riferimenti di chi ha verificato la competenza</li>
<li>l’eventuale<strong> validità temporale</strong>.</li>
</ul>
<p>La tecnologia degli Open Badge fa riferimento alla <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Blockchain"><strong>blockchain</strong></a>, rendendo impossibile la falsificazione. Già oggi gli Open Badge sono ampiamente diffusi anche in ambito universitario ed è quindi importante conoscerne l’esistenza, le applicazioni e le caratteristiche. Ma… a scuola? Beh, a scuola… sono già presenti! <strong>Sul sito </strong><a href="https://www.invalsiopen.it/riscatto-open-badge-invalsi/"><strong>Invalsi</strong></a><strong> studenti e studentesse possono scaricare (o come il gergo vuole: “riscattare”) gli Open Badge</strong> con la certificazione dei livelli di competenza di italiano, matematica e inglese. Nell’attività scolastica è possibile ipotizzare Open Badge per la frequenza di corsi specifici, laboratori, iniziative speciali; queste stesse certificazioni possono contribuire a identificare professionalità e competenze particolari nel personale docente.<br />
Fra le caratteristiche che rendono gli Open Badge appetibili:</p>
<ul>
<li>sono basati su <strong>standard verificabili</strong></li>
<li>sono un elemento di <strong>gamification</strong> educativo-formativa</li>
<li>sono <strong>riconosciuti</strong> in Italia e all’estero</li>
<li>possono essere <strong>aggiunti a curriculum e spazi web</strong> personali (anche su un social come <a href="https://blog.bestr.it/it/2017/05/24/come-aggiungere-un-badge-su-linkedin">LinkedIn</a>).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Microcompetenze e microcredenziali: uno sviluppo possibile nel mestiere di insegnante</strong></h2>
<p>Immagina quindi di definire, oltre alla tradizionale attività didattica, un set di microcompetenze per la tua classe, immagina di poter trasformare tutto questo in microcredenziali e immagina di giocare con studenti e studentesse alle prese con blockchain e Open Badge.<br />
A questo punto a te che hai un <em>background</em> significativo in fatto di insegnamento, non potrà che essere venuto alla mente il concetto di <strong>deuteroapprendimento</strong>, perché… sì, se riuscirai a fare tutto questo, avrai acquisito una nuova competenza (strutturare microcredenziali) ma anche una nuova modalità di fare il tuo lavoro. E allora – perché no – immagina sin d’ora il tuo Open Badge che certifica proprio questo!</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.orientazione.it/news-orientazione/competenze-e-microcredenziali/">Competenze e microcredenziali</a> proviene da <a href="https://www.orientazione.it">OrientAzione</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il benessere di chi insegna</title>
		<link>https://www.orientazione.it/insegnanti/il-benessere-di-chi-insegna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marcopolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Apr 2024 13:09:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[News orientazione]]></category>
		<category><![CDATA[orientamento scolastico]]></category>
		<category><![CDATA[insegnamento]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[burnout docenti]]></category>
		<category><![CDATA[orientazione]]></category>
		<category><![CDATA[stress]]></category>
		<category><![CDATA[stress scolastico]]></category>
		<category><![CDATA[stress professori]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.orientazione.it/?p=90734</guid>

					<description><![CDATA[<p>La bellissima professione dell’insegnante fra stress e soddisfazione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.orientazione.it/insegnanti/il-benessere-di-chi-insegna/">Il benessere di chi insegna</a> proviene da <a href="https://www.orientazione.it">OrientAzione</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><em>La bellissima professione dell&#8217;insegnante fra stress e soddisfazione</em></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Insegnanti sotto stress: è allarme?</strong></h2>
<p>Sì e no, cerchiamo di capire perché.</p>
<p>Sì, è allarme per lo stress di chi insegna perché varie ricerche indicano che maestre, maestri, professori e professoresse sono troppo spesso sull&#8217;orlo di una crisi di nervi.</p>
<p>No, o meglio: ni, perché <strong>lo stress è un problema epocale che riguarda tutti</strong>, tanto da essere definito come &#8220;l&#8217;epidemia del 21° secolo&#8221; dalle più alte cariche sanitarie del pianeta; questo non cambia il disagio di chi insegna ma lo relativizza, rendendolo un dato trasversale (come dire: sì, chi insegna è sotto stress ma&#8230; è in &#8220;buona&#8221; compagnia).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Insegnanti sotto stress: in Italia e non solo</strong></h2>
<p>Dalla Nuova Zelanda al Regno Unito, i report confermano che <strong>lo stress è diffusissimo tra il personale docente</strong>, sintomi fisici, scoramento, eccesso di ore di lavoro, mancanza di supporto psicoemotivo e una cultura organizzativa &#8220;tossica&#8221;, sono problemi diffusi un po&#8217; ovunque. L&#8217;Italia non è da meno e gli ultimi dati indicano che <a href="%5bhttps:/www.orizzontescuola.it/quasi-il-50-degli-insegnantie-a-rischio-burnout-il-20-soffre-di-presenteismo-in-cattedra-anche-se-sta-male-i-dati-delluniversita-bicocca-di-milano/">1 insegnante su 2 è a rischio burnout</a> e che lo è anche <a href="https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/scuola-da-esaurimento-a-rischio-tre-presidi-su-nove-ea82e7d7?live">1 dirigente su 3</a>.</p>
<p>Questo quadro è allarmante e impone alla collettività una riflessione aperta, franca e definitiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Anatomia dello stress scolastico</strong></h2>
<p>Leggendo i risultati dei vari <em>paper</em>, ci sono alcuni elementi comuni che meritano di essere appuntati:</p>
<ul>
<li><strong>stress e insoddisfazione sono legati a doppio filo</strong>, l&#8217;uno alimenta l&#8217;altro ed entrambi portano a non amare più la professione</li>
<li>l&#8217;<strong>efficacia dei percorsi scolastici</strong> dipende anche dal <strong>benessere di chi insegna</strong></li>
<li>la <strong>qualità della vita e delle relazioni si riducono</strong> al crescere dei livelli di stress</li>
<li>il maggior carico di stress si sperimenta nelle <strong>scuole superiori</strong></li>
<li>lo stress percepito e il &#8220;presentismo&#8221; (imporsi di lavorare anche in malattia) crescono <strong>al crescere dell&#8217;età</strong></li>
<li><strong>insonnia</strong>, <strong>stanchezza</strong> cronica, <strong>irritabilità</strong>, <strong>emicranie</strong> e facilità al <strong>pianto</strong> sono i sintomi più comuni.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Lo stress e la sua storia</strong></h2>
<p>È del 1956 la prima teorizzazione dello stress, opera di <strong>Hans Seyle</strong>, che lo definì come &#8220;una risposta aspecifica del corpo&#8221; che si verifica rispetto a qualsiasi richiesta, cioè<strong> uno stato di iper-attivazione dell&#8217;organismo che non è legata alla percezione di un pericolo</strong> specifico ma che diventa persistente. Successiva le idee di &#8220;<strong>eustress</strong>&#8221; (quella quantità di tensione utile per fare le cose al meglio) e &#8220;<strong>distress</strong>&#8221; (il prolungarsi dello stress che porta all&#8217;esaurimento).</p>
<p>Quando lo stress (che comporta sintomi fisici, comportamentali e psicologici) viene sperimentato troppo a lungo, è allora che sorgono i problemi veri e propri perché <strong>la natura ha sviluppato la nostra capacità di sopportare lo stress in modo tale che questo non sia permanente </strong>ma funga da risposta funzionale a una situazione di pericolo. Scampato il pericolo, siamo predisposti per tornare in una situazione di assenza di stress. Purtroppo, il cosiddetto &#8220;logorio della vita moderna&#8221; ci porta a sperimentare uno stress pressoché continuo, stato non previsto dalla nostra fisiologia, cui conseguono danni fisici e psicologici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Il burnout</strong></h2>
<p>Termine che da qualche anno è uscito dai testi di psicologia per entrare nel vocabolario comune, <a href="https://icd.who.int/browse/2024-01/mms/en#129180281"><strong>burnout</strong></a><strong>  indica uno stato estremo di esaurimento</strong>. <strong>Entusiasmo</strong>, prime delusioni (<strong>stagnazione</strong>) e <strong>frustrazione</strong> sono le 3 fasi tipiche del burnout che portano alla fase finale, detta <strong>disimpegno</strong>, che è la peggiore in assoluto da sperimentare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Insegnanti: fronteggiare lo stress</strong></h2>
<p>Qualche tempo fa abbiamo messo a disposizione un piccolo <a href="/news-orientazione/insegnare-e-gestire-lo-stress-il-piccolo-manuale-con-7-consigli/">manuale per la gestione dello stress</a>, si tratta di una guida pratica per concedersi tempo e attenzioni. Aggiorniamo i consigli con una considerazione legata alla cosiddetta &#8220;<strong>teoria polivagale</strong>&#8220;, secondo cui al sistema simpatico (che si attiva in condizioni di pericolo e presiede le reazioni di lotta e fuga) e a quello parasimpatico (il &#8220;funzionamento&#8221; normale dell&#8217;organismo, quando non ci sono pericoli) si affianca una terza modalità, detta <strong>dorsovagale</strong>, che genera il collasso, o <em>freezing</em> (per alcuni animali è la morte apparente che scoraggia i predatori). Senza entrare nel dettaglio delle caratteristiche fisiologiche del nervo vago e della teoria di <strong>Stephen W. Porges </strong>(colui che l&#8217;ha elaborata), ciò che possiamo dire è che <strong>se c&#8217;è un modo di uscire da questa melma di stress, l&#8217;unica maniera per trovarlo è in una dimensione di gruppo</strong>. Ciò che gli studiosi della teoria polivagale ci insegnano è infatti che <strong>il &#8220;freno vagale&#8221; (ciò che ci rende resilienti e ci permette di sperimentare il benessere) può essere attivato con relazioni sociali positive; sentirsi &#8220;al sicuro&#8221; e sperimentare il piacere di stare in mezzo alle persone, sentendole come amiche, è fondamentale</strong> per allontanarsi da quegli stati fisiologici che sono legati alla paura.</p>
<p>Come detto prima però, tutta la collettività è chiamata a fare qualcosa per invertire la tendenza. Ci sono cose, infatti, su cui sarebbe opportuno impegnarsi:</p>
<ul>
<li><strong>la semplificazione burocratica<br />
</strong>l&#8217;eccesso di burocrazie è spesso una zavorra demotivante,<strong> semplificare il mestiere di insegnant</strong>e può aiutare chi sta in cattedra a concentrare le energie sull&#8217;oggetto del proprio lavoro, che è condividere il sapere</li>
<li><strong>l&#8217;alleggerimento delle responsabilità<br />
</strong>figlia, probabilmente, anch&#8217;essa di un eccesso di burocrazia, l&#8217;attribuzione di responsabilità extra-didattiche a chi conduce una classe, è un vero e proprio fardello che impedisce di insegnare con la giusta tranquillità</li>
<li><strong>la mitigazione delle pretese<br />
</strong>chiunque abbia figli o figlie, può e deve impegnarsi per<strong> rivolgersi ai docenti con correttezza, gentilezza e rispetto</strong>, in modo da riconoscere a professori e professoresse l&#8217;importanza e l&#8217;autonomia indispensabili per lavorare senza tensioni (<strong>quando il proprio ruolo è rispettato e riconosciuto si sperimenta una sensazione di autoefficacia</strong> che allontana lo stress)</li>
<li><strong>la predisposizione di supporti professionali<br />
</strong>dallo <strong>sportello di ascolto</strong> per insegnanti all&#8217;organizzazione di attività formative per la corretta gestione dello stress, è possibile fare molto per migliorare la qualità della vita del corpo docente</li>
<li><strong>la diffusione della consapevolezza</strong><br />
se c&#8217;è bisogno di acquisire <em>soft skills</em> specifiche per riconoscere e gestire lo stress, c&#8217;è altrettanta necessità di capire &#8211; sotto il profilo normativo &#8211; cosa sia lo <a href="https://olympus.uniurb.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=1210&amp;Itemid=56">stress lavoro-correlato</a>.</li>
</ul>
<p>Per sopravvivere allo stress &#8211; in sintesi &#8211; servono quindi una serie di interventi, che riguardano:</p>
<ul>
<li><strong>la consapevolezza personale<br />
</strong>conoscere e riconoscere i segnali dello stress</li>
<li><strong>le modalità di &#8220;scarico&#8221;<br />
</strong>praticare le attività che &#8220;liberano il corpo dalle tossine dello stress&#8221;</li>
<li><strong>la costruzione degli argini<br />
</strong>imparare le tecniche di gestione, quelle che costruiscono un argine allo stress, coltivare relazioni</li>
<li><strong>le questioni strutturali<br />
</strong>ri-definire il lavoro e le condizioni in cui si lavora in modo che siano centrate sulle persone</li>
<li><strong>la gentilezza</strong><br />
beh, su questo non c&#8217;è molto da aggiungere, no?</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Insegnare è un bene comune</strong></h2>
<p>Sì, tu che insegni lo sai bene: il tuo ruolo è indispensabile, ciò che fai è un vero e proprio <strong>patrimonio dell’umanità</strong>. Speriamo quindi di averti dato qualche spunto per riconoscere lo stress e magari&#8230; allontanarlo dalle tue giornate.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.orientazione.it/insegnanti/il-benessere-di-chi-insegna/">Il benessere di chi insegna</a> proviene da <a href="https://www.orientazione.it">OrientAzione</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Presentazioni scolastiche ed equilibrio visivo: una piccola guida</title>
		<link>https://www.orientazione.it/insegnanti/presentazioni-scolastiche-ed-equilibrio-visivo-una-piccola-guida/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fab_Salvetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Mar 2024 15:40:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[News orientazione]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[power point]]></category>
		<category><![CDATA[insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[presentazioni]]></category>
		<category><![CDATA[insegnare]]></category>
		<category><![CDATA[sezione aurea]]></category>
		<category><![CDATA[didattica]]></category>
		<category><![CDATA[spazio pagina]]></category>
		<category><![CDATA[visual]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione visiva]]></category>
		<category><![CDATA[contenuti]]></category>
		<category><![CDATA[equilibrio visivo]]></category>
		<category><![CDATA[font]]></category>
		<category><![CDATA[grafici e tabelle]]></category>
		<category><![CDATA[organizzazione dei contenuti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.orientazione.it/?p=90688</guid>

					<description><![CDATA[<p>Abbiamo realizzato una piccola guida all'equilibrio visivo per le presentazioni scolastiche, da cui potrai prendere spunto per slide e lavori didattici...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.orientazione.it/insegnanti/presentazioni-scolastiche-ed-equilibrio-visivo-una-piccola-guida/">Presentazioni scolastiche ed equilibrio visivo: una piccola guida</a> proviene da <a href="https://www.orientazione.it">OrientAzione</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;aspetto visuale di una presentazione è parte del contenuto, è metainformazione, ed è educazione al pensiero.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>L&#8217;importanza dell&#8217;organizzazione spaziale dei contenuti</strong></h2>
<p>Immagina di dover cercare un contenuto specifico in un libro che non ha capitoli, paragrafi e indice. Beh, sarebbe un delirio, no? Sei certamente consapevole di quanto sia importante la struttura (possibilmente logica) di un contenuto testuale affinché questo possa essere fruibile e ben usabile.</p>
<p>Ma&#8230; è la stessa cosa quando dal piano dei testi si passa a quello della grafica? Non sempre, eppure <strong>la logica e la funzione dei corpi-carattere, delle gerarchie e degli spazi è fondamentale</strong> affinché un contenuto visuale sia ben fatto ed efficace. Non ci credi? Ecco un esempio: una delle prime copertine di &#8220;<a href="https://clarklibrary.ucla.edu/wp-content/uploads/2016/03/Chrzanowski-1553e-.jpg">The Boke Named the Governour</a>&#8220;, testo del 1530 di Thomas Elyot. Guardando l&#8217;immagine si comprende subito come la mancanza di un’organizzazione grafico-spaziale dei testi renda difficoltosa anche la semplice individuazione del titolo, cosa che non accade per ristampe più recenti come <a href="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/S/compressed.photo.goodreads.com/books/1309342876i/11877735.jpg">questa</a>. All&#8217;epoca delle prime edizioni, essendo la stampa tipografica a caratteri mobili apparsa da poco in Europa, non erano ancora stati sviluppati né estetica né criteri di corretta comunicazione visuale. Può apparire assurdo ma il semplice individuare a colpo d&#8217;occhio il titolo di un libro, senza incorrere in dubbi o errori, è una conquista recente. <strong>Quando logiche e criteri vengono sviluppati e definiscono gli standard, fondano consuetudini che diventano elementi culturali condivisi</strong>.</p>
<p>Anche se non sempre ci facciamo caso, le <em>slide</em>, le dispense e i volantini che usiamo in classe sono immersi in queste consuetudini e prassi culturali, ma non sempre le rispettano, con il rischio di essere meno fruibili e scarsamente efficaci.</p>
<p>Per riflettere e darti qualche spunto operativo abbiamo realizzato una <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/2b07.png" alt="⬇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <a href="/wp-content/uploads/2024/03/Guida-equilibrio-visivo-nelle-presentazioni-scolastiche.pdf" download="Guida all'equilibrio visivo nelle presentazioni scolastiche" onclick="gtag('event', 'click', {'event_category': 'link', 'event_label': 'Guida all'equilibrio visivo nelle presentazioni scolastiche'});"><strong>piccola guida all&#8217;equilibrio visivo per le presentazioni scolastiche</strong></a> <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/2b07.png" alt="⬇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />, da cui potrai prendere spunto per <em>slide</em> e lavori didattici (ma non solo, all’interno troverai anche esempi di locandine e volantini di vario tipo), e che potrai usare come riferimento per guidare la classe a un corretto confezionamento dei contenuti.</p>
<p>Esploriamo adesso, per punti, alcuni elementi essenziali per realizzare buone presentazioni scolastiche:</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>I font</strong></h2>
<p>Scegliere un tipo di carattere adatto ai contenuti e a chi dovrà fruirne non è così banale, come per tutto ciò che è destinato a un target specifico, richiede innanzitutto un passo indietro: non si sta presentando sé stessi o sé stesse (con i propri gusti) ma si sta realizzando un prodotto per qualcun altro. Scegliere il font adatto al contenuto che si vuole veicolare significa tener presente destinatari ma anche il contesto (in questo caso l&#8217;istituto scolastico) in cui la presentazione avrà luogo. Il consiglio più ovvio è quello di <strong>evitare il &#8220;fumettoso&#8221; Comic Sans</strong> (più adatto alle primarie) e di<strong> optare per caratteri &#8220;bastonati&#8221; </strong>che conferiscono autorevolezza e la cui essenzialità costituisce uno stimolo visivo non pesante. Le famiglie di caratteri si dividono in &#8220;graziate&#8221; e &#8220;bastonate&#8221;, le prime comprendono tutti i font che alle estremità hanno &#8220;allungamenti&#8221; che ne abbelliscono l&#8217;aspetto ma non sono essenziali all&#8217;individuazione della singola lettera; le seconde annoverano tutti i caratteri la cui forma è costituita dalle sole linee necessarie a individuare la lettera rappresentata.</p>
<p>Qualche consiglio? <strong>Se stai parlando di storia la famiglia &#8220;Times&#8221; può essere l&#8217;ideale</strong>, conferisce solennità; <strong>per le materie scientifiche, letterarie e artistiche i caratteri bastonati (o quelli graziati ma dal tratto moderno) sono davvero il top</strong>.</p>
<p>Attenzione: se in classe c&#8217;è qualcuno con <strong>bisogni o disturbi specifici</strong> puoi optare per i font sviluppati ad hoc, che sono comunque ben leggibili per qualsiasi occhio ;-).</p>
<p>Ultima cosa: <strong>scegli un font, al massimo due e usa solo quello</strong>, eviterai l&#8217;effetto-sagra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Lo spazio vuoto</strong></h2>
<p>Hai presente un cofanetto che contiene un gioiello? Bene, se ci pensi è eccessivamente grande rispetto a ciò che ospita. Il motivo è semplice:<strong> lo spazio conferisce importanza, preziosità</strong>. Fai quindi &#8220;respirare&#8221; i contenuti isolandoli per dar loro la giusta importanza e per consentire una migliore leggibilità complessiva. Valorizza anche, ove possibile, lo <strong>spazio fra elementi grafico-testuali e i bordi dello spaio-pagina</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>L&#8217;organizzazione della pagina</strong></h2>
<p>In questo caso <strong>sono fondamentali le gerarchie</strong>, come visto per l&#8217;esempio del libro di Elyot. Ogni pagina (o <em>slide</em>) deve essere pensata per dare un&#8217;informazione precisa, non per contenere un brulichìo di dati. Sulla <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/2b07.png" alt="⬇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <a href="/wp-content/uploads/2024/03/Guida-equilibrio-visivo-nelle-presentazioni-scolastiche.pdf" download="Guida all'equilibrio visivo nelle presentazioni scolastiche" onclick="gtag('event', 'click', {'event_category': 'link', 'event_label': 'Guida all'equilibrio visivo nelle presentazioni scolastiche'});"><strong>piccola guida all&#8217;equilibrio visivo</strong></a> <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/2b07.png" alt="⬇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> puoi trovare alcuni esempi chiari e concreti per suddividere in maniera efficace lo spazio-pagina.</p>
<p>Tieni presente che di norma una pagina si legge a &#8220;Z&#8221; o a &#8220;F&#8221;, come troverai spiegato nella <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/2b07.png" alt="⬇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <a href="/wp-content/uploads/2024/03/Guida-equilibrio-visivo-nelle-presentazioni-scolastiche.pdf" download="Guida all'equilibrio visivo nelle presentazioni scolastiche" onclick="gtag('event', 'click', {'event_category': 'link', 'event_label': 'Guida all'equilibrio visivo nelle presentazioni scolastiche'});"><strong>guida scaricabile all&#8217;equilibrio visivo nelle presentazioni scolastiche</strong></a> <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/2b07.png" alt="⬇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />, organizza, quindi, i contenuti in modo da andare verso le attitudini di chi legge.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>I colori</strong></h2>
<p>Sappiamo che <strong>ogni colore determina reazioni specifiche</strong> e sappiano anche che, culturalmente, condividiamo alcune convenzioni legate alle cromìe: <strong>blu e grigio sono colori legati all&#8217;autorevolezza</strong>, <strong>il rosso attiva e allarma</strong>, <strong>il verde fa ecologia</strong>… Scegli un colore (o al massimo una palette di 3 colori) e vai avanti con quello, eviterai l&#8217;effetto-arlecchino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Grafici e tabelle</strong></h2>
<p>Ogni tipo di grafico (istogramma, a torta, a blocchi e così via) può risultare utile per comprendere visivamente uno specifico concetto. Se non c&#8217;è necessità e se devi presentare la stessa tipologia di dati in più pagine, <strong>scegli il tipo più adatto e non cambiare</strong>, fra i principi dell&#8217;usabilità ce n&#8217;è uno che recita: <a href="https://www.nngroup.com/articles/recognition-and-recall/"><strong>il riconoscimento è meglio del ricordo</strong></a>. Qualche consiglio? Ecco qua: <strong>per rappresentare un fenomeno a 2 valori (per esempio la composizione maschi/femmine di un parlamento) è ottimo il grafico a torta</strong>, che risulta ben intuibile; <strong>per indicare un andamento temporale sono ottimi i grafici di derivazione cartesiana</strong>, come gli istogrammi; se la necessità è <strong>rappresentare l&#8217;incidenza di singoli elementi sul tutto sono ottimi i grafici a blocchi</strong>.</p>
<p>Per le tabelle cerca di essere essenziale, mille valori in una singola pagina (o <em>slide</em>) non sono leggibili, e magari raggruppa i dati meno significativi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Organizzare le presentazioni scolastiche: i consigli finali</strong></h2>
<ul>
<li>pensa sempre a <strong>come verrà visto ciò che realizzi</strong>: su una LIM? In proiezione su una parete? Via Pc? Su carta? E <strong>pensa anche alle dimensioni del mezzo su cui tutto il tuo lavoro dovrà essere fruito</strong>, avrai la possibilità di sviluppare ingombri e dimensioni che si adatteranno perfettamente all&#8217;occhio di chi guarda</li>
<li><strong>non cambiare per il gusto di cambiare</strong>, se nella tua pagina-tipo il titolo è in alto a destra, uniforma tutte le pagine e mantieni questa scelta a mo&#8217; di convenzione</li>
<li>attribuisci <strong>stesse funzioni alla stessa tipologia di elementi</strong>, se i titoli di capitolo sono in tutto-maiuscolo, usa questa modalità solo per i titoli e uniforma il resto; stesso discorso per la giustificazione (ovvero l&#8217;allineamento orizzontale del paragrafo) e per eventuali icone di scorrimento nei lavori ipertestuali</li>
<li><strong>usa le immagini se e quando servono,</strong> cercando un <em>mood</em> (cioè uno stile) visivo uniforme e adatto sia a ciò che vuoi comunicare, sia ai destinatari</li>
<li><strong>less is more</strong>, sempre e in ogni caso <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> .</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bene, dopo tutto ciò è proprio il momento di scaricare la nostra <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/2b07.png" alt="⬇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <a href="/wp-content/uploads/2024/03/Guida-equilibrio-visivo-nelle-presentazioni-scolastiche.pdf" download="Guida all'equilibrio visivo nelle presentazioni scolastiche" onclick="gtag('event', 'click', {'event_category': 'link', 'event_label': 'Guida all'equilibrio visivo nelle presentazioni scolastiche'});"><strong>guida per l&#8217;equilibrio visivo nelle presentazioni scolastiche</strong></a> <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/2b07.png" alt="⬇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />. Buona lettura e&#8230; buone presentazioni!</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.orientazione.it/insegnanti/presentazioni-scolastiche-ed-equilibrio-visivo-una-piccola-guida/">Presentazioni scolastiche ed equilibrio visivo: una piccola guida</a> proviene da <a href="https://www.orientazione.it">OrientAzione</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fare orientamento: dove iniziano e dove finiscono ruolo e influenza delle famiglie?</title>
		<link>https://www.orientazione.it/news-orientazione/fare-orientamento-dove-iniziano-e-dove-finiscono-ruolo-e-influenza-delle-famiglie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fab_Salvetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Dec 2023 11:48:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[News orientazione]]></category>
		<category><![CDATA[orientazione]]></category>
		<category><![CDATA[orientamento]]></category>
		<category><![CDATA[orientamento universitario]]></category>
		<category><![CDATA[insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[docenti]]></category>
		<category><![CDATA[famiglie]]></category>
		<category><![CDATA[decreti delegati]]></category>
		<category><![CDATA[scelte università]]></category>
		<category><![CDATA[scegliere corso di laurea]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.orientazione.it/?p=90678</guid>

					<description><![CDATA[<p>A te che insegni e fai orientamento non possiamo non ricordare che hai a che fare con persone e con gioielli...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.orientazione.it/news-orientazione/fare-orientamento-dove-iniziano-e-dove-finiscono-ruolo-e-influenza-delle-famiglie/">Fare orientamento: dove iniziano e dove finiscono ruolo e influenza delle famiglie?</a> proviene da <a href="https://www.orientazione.it">OrientAzione</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-0"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ><p><em>Il delicato equilibrio tra scuola, libertà e famiglie nel momento della scelta universitaria</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Il contesto culturale e sociale della famiglia influisce sulla scelta del corso di laurea. I laureati che hanno scelto corsi di laurea magistrale a ciclo unico provengono più di frequente da famiglie con almeno un genitore laureato rispetto ai laureati che hanno optato per un percorso 3+2”, questo ci diceva <a href="https://www.almalaurea.it/sites/almalaurea.it/files/docs/universita/profilo/profilo2020/almalaurea_profilo_rapporto2020_04_caratteristiche_dei_laureati_al_momento_dellingresso_alluniversita.pdf">AlmaLaurea</a> solo poche stagioni fa, aggiungendo che “esiste un forte  legame tra le condizioni socio-culturali della famiglia e la scelta del tipo di scuola secondaria”. Va da sé che la famiglia di origine è un fattore rilevante nelle scelte di studio, fattore che non può essere <em>bypassato</em> ma che deve essere considerato e rispettato anche dal lavoro di chi fa orientamento in classe.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Il ruolo della famiglia nella scelta universitaria: una questione di valori e <em>weltanschauung</em></strong></h2>
<p>Se in casa si “respira” l’idea che studiare sia utile e bello, è più probabile che il progetto di frequentare un corso universitario sia considerata positivamente. Sì, perché il contesto in cui maturano le scelte è qualcosa che ha un peso rilevante: <strong>ogni famiglia esprime una propria “cultura” che orienta valori e visione del mondo</strong> e che ha un ruolo specifico nella formazione della personalità delle ragazze e dei ragazzi.<br />
Fare orientamento in classe significa tentare sempre di includere le famiglie, anche nei casi in cui il dialogo sia difficile o addirittura assente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Il ruolo dei genitori nel rapporto con la scuola</strong></h2>
<p>Con la <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1973-07-30;477">Legge 30 luglio 1973, n° 477</a> <strong>i genitori diventano parte stessa degli istituti scolastici</strong>. Con i celebri “decreti delegati” dell’anno successivo, infatti, le rappresentanze dei genitori entrano a far parte degli organi scolastici come il consiglio di classe e il consiglio di istituto. Questa presenza va quindi considerata anche nelle fasi di orientamento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>La famiglia nella scelta universitaria: un ruolo-chiave</strong></h2>
<p>Anche chi ha le idee chiare ed è (almeno apparentemente) inamovibile rispetto alle proprie scelte, ha <strong>bisogno del sostegno di familiari e insegnanti</strong>. La decisione di affrontare <a href="/news-orientazione/universita-viaggio-eroico/">un viaggio come quello che porta alla laurea</a> è un passo importante, lungo e impegnativo che richiede il supporto delle figure più rilevanti. Ma <strong>qual è il ruolo specifico della famiglia nel grande scacchiere dell’orientamento universitario?</strong> Probabilmente la funzione più adatta è quella che qualcuno definisce come una funzione da <strong><em>trust-maker</em></strong>, la famiglia può cioè essere una formidabile <strong>creatrice di fiducia</strong>. Per laurearsi servono diverse cose oltre all’impegno, e una di queste è proprio la <a href="/news-orientazione/saro-in-grado-di-studiare-alluniversita/">fiducia</a> nel fatto di potercela fare.</p>
<p>La famiglia assume quindi un ruolo di <strong>orientatrice indiretta</strong> (il portato di idee, atteggiamenti, interessi e valori) ma anche una <strong>funzione attivatrice</strong> (creando un clima di fiducia e supporto).</p>
<p>Non è detto che scegliere sia “indolore”, seguire la propria strada può portare verso direzioni che non sempre coincidono con ciò che la famiglia si aspetterebbe (“Mi chiamo Antonio e faccio il cantautore e mio padre e mia madre mi volevano dottore” cantava Antonello Venditti) ed è qui che genitori e parenti debbono fare un passo indietro, <strong>riconoscendo a figli e figlie la titolarità delle proprie decisioni e infondendo coraggio</strong> (scegliere contro il volere di “casa” è davvero difficile e le energie che si impegnano per convincersi di potercela fare sono inevitabilmente sottratte allo studio e all’autostima).</p>
<p>Difficile, per ovvi motivi, che chi insegna possa entrare in queste dinamiche, difficile e inopportuno; è però possibile – proprio in ottica di inclusione – <strong>coinvolgere i genitori in una discussione ad ampio raggio</strong> sulle scelte universitarie e le attitudini dei propri figli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>L’orientamento come alleanza fra scuola, alunni e famiglie</strong></h2>
<p>Se ogni contrapposizione è fuori luogo, l’ottica da assumere è quella dell’alleanza. <strong>Laurearsi è possibile se c’è un’alleanza tra famiglie e studenti</strong> (se non altro per le questioni economiche e logistiche) e <strong>in questa alleanza deve poter entrare la scuola</strong> con le attività di orientamento ma anche con la competenza e la sensibilità degli insegnanti. L’orientamento è una attività che – essendo essa stessa un <a href="/news-orientazione/viaggio-metafora-orientamento/">viaggio</a>, al pari del percorso universitario – deve innanzitutto arricchire <strong>fornendo stimoli, conoscenze e strumenti</strong>.</p>
<p>Ci sono quindi le famiglie con i propri orientamenti e il supporto a ragazzi e ragazze, gli insegnanti con la loro competenza, e i protagonisti: studenti e studentesse che devono poter <strong>compiere un processo di maturazione e auto-orientamento per fare scelte consapevoli</strong>. <strong>L’insegnante ricopre una funzione di raccordo</strong> fra la necessità di guardare all’interno (la propria famiglia) e l’opportunità di uscire all’esterno (mondo dello studio accademico e del lavoro).</p>
<p>In sintesi, si può affermare che in uno scenario ideale gli insegnanti non sono tanto “<em>influencer</em>” (soggetti che co-determinano le scelte) quanto <strong>interlocutori privilegiati</strong> perché conoscono i ragazzi, con le loro potenzialità, interloquiscono con le famiglie e conoscono anche l’università. Questo ruolo è unico e non sostituibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Studenti e studentesse senza famiglia</strong></h2>
<p>Avere una famiglia è la norma ma non la regola perché i casi della vita sono tanti. Può capitare, infatti, di incontrare studenti che non hanno genitori e che sentono esclusivamente sulle proprie spalle il peso dell’incertezza dello scegliere e le incognite del futuro. Anche in questo caso il ruolo dei docenti è quello di <strong>essere un riferimento competente e sensibile</strong>. Le <strong>agevolazioni</strong> per chi “non ha le spalle coperte” non sono molte ma mai come in questi casi è importante <strong>conoscerle e farle conoscere</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Perché è importante fare un buon servizio di orientamento?</strong></h2>
<p>Perché l’interesse primario di ogni singolo attore che opera nell’istruzione deve essere quello di <strong>favorire e agevolare i percorsi di studio</strong>. <strong>Permettere di studiare è un bene sociale il cui valore collettivo è inestimabile</strong>. A te che insegni e fai orientamento non possiamo che ricordare che <strong>hai a che fare con persone e con gioielli</strong>: ogni studente, ogni studentessa è una persona con bisogni, desideri e paure ma è anche un gioiello che aspetta solo di essere illuminato dalla luce.</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-0" data-row="script-row-unique-0" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-0"));</script></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://www.orientazione.it/news-orientazione/fare-orientamento-dove-iniziano-e-dove-finiscono-ruolo-e-influenza-delle-famiglie/">Fare orientamento: dove iniziano e dove finiscono ruolo e influenza delle famiglie?</a> proviene da <a href="https://www.orientazione.it">OrientAzione</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La teoria generazionale Strauss-Howe per conoscere la classe</title>
		<link>https://www.orientazione.it/insegnanti/teoria-generazionale-conoscere-studenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Molfetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2023 08:45:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News orientazione]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[Neil Howe]]></category>
		<category><![CDATA[William Strauss]]></category>
		<category><![CDATA[homelander]]></category>
		<category><![CDATA[generazione Z]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[gen z]]></category>
		<category><![CDATA[archetipi]]></category>
		<category><![CDATA[Platone]]></category>
		<category><![CDATA[insegnare]]></category>
		<category><![CDATA[giovan battista vico]]></category>
		<category><![CDATA[Alexandre Deulofeu]]></category>
		<category><![CDATA[Strauss-Howe]]></category>
		<category><![CDATA[Prabhat Ranjan Sarkar]]></category>
		<category><![CDATA[teoria generazionale]]></category>
		<category><![CDATA[generazioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://wwwstg.orientazione.it/?p=90649</guid>

					<description><![CDATA[<p>Uno spunto suggestivo per riflettere sulle caratteristiche di ragazzi e ragazze che affollano le classi in questo 2023/24</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.orientazione.it/insegnanti/teoria-generazionale-conoscere-studenti/">La teoria generazionale Strauss-Howe per conoscere la classe</a> proviene da <a href="https://www.orientazione.it">OrientAzione</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-1"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ><p><em>Uno spunto suggestivo per riflettere sulle caratteristiche di ragazzi e ragazze che affollano le classi in questo 2023/24</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tre secoli fa Giambattista Vico perorava la tesi che la storia dell’umanità fosse qualcosa di ciclico (per Vico esistevano 3 “età” che si ripetevano costantemente). Una teoria del genere si basava anche su convinzioni profonde e radicate secondo cui tutto era regolato da <strong><em>Kyklos</em></strong>, nell’alternanza fra ere dell’oscurità e della luce; per Platone stesso poteva esserci un “<strong>ciclo dei governi</strong>”. Nel secolo scorso si sono elaborate e perfezionate teorie che riprendono questa idea, individuando costanti nella storia che farebbero pensare a un <em>pattern</em> universale in base a cui si sviluppa il progresso (dalla matematica della storia di <strong>Deulofeu</strong> alla teoria dei cicli sociali di <strong>Sarkar</strong>) ma nessuna teoria ha eguagliato la popolarità interdisciplinare dell’elaborazione di Strauss e Howe</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>La teoria generazionale Strauss-Howe: come nasce e cosa dice</strong></h2>
<p>William Strauss e Neil Howe hanno dato alle stampe una serie di opere incentrate sull’idea di “generazione”, concetto che si fonda sul principio in base a cui in determinati periodi storici (della durata di 20-25 anni) le persone:</p>
<ul>
<li>condividono esperienze collettive</li>
<li>crescono nello stesso <em>humus</em> socio-culturale</li>
<li>sono accomunate da valori, credenze e comportamenti</li>
<li>sentono di appartenere a un gruppo (la generazione).</li>
</ul>
<p>In pratica &#8211; per dirla in estrema sintesi &#8211; <strong>chi appartiene a una generazione ne è in qualche misura “plasmato” e tende ad avere tratti comuni con i propri coetanei</strong>.</p>
<p>Il testo che ha dato avvio alla ricca produzione del duo è del 1991: “<strong>Generations. The History of America’s Future, 1584 to 2069</strong>”, lavoro che analizza la storia americana attraverso una serie di biografie che sarebbero esemplificative di specifici <em>asset</em> culturali. Ebbene, secondo Strauss e Howe, ci sono <strong><em>pattern</em> che si ripetono a cadenza secolare</strong> (4 generazioni, ovvero 80-100 anni che gli studiosi definiscono <em>saeculum</em>) e che rendono la storia dell’umanità qualcosa di prevedibile (il testo che amplia e definisce al meglio la teoria è del 1997 e si chiama “<strong>The Fourth Turning: An American Prophecy &#8211; What the Cycles of History Tell Us About America&#8217;s Next Rendezvous with Destiny</strong>”).</p>
<p>Ogni generazione prende avvio con una “svolta”:</p>
<ul>
<li><strong>1</strong><strong><sup>a</sup></strong><strong> generazione (1<sup> a</sup> svolta)</strong><br />
si tratta di un’epoca caratterizzata da una certa euforia (<em>high</em>), consegue al superamento di una crisi e annovera un forte senso di collettività che si traduce in istituzioni solide</li>
<li><strong>2<sup>a</sup> generazione (2<sup> a</sup> svolta)</strong><br />
è il momento del risveglio (<em>awakening</em>), venato da aneliti spirituali ma anche individualistici che mettono in discussione l’ordine costituito e generano una prima frattura, portando alla rivendicazione di nuovi valori</li>
<li><strong>3<sup>a</sup> generazione (3<sup>a</sup> svolta)</strong><br />
periodo di disfacimento (<em>unraveling</em>) che vede il prevalere di comportamenti cinici, edonismo irresponsabile e malgoverno</li>
<li><strong>4<sup>a</sup> generazione (4<sup>a</sup> svolta)</strong><br />
è la vera e propria <em>crisis</em>, in cui vengono meno diritti e certezze e in cui le autorità governano con il pugno di ferro. In questa epoca, pervasa dall’idea che ci sia una minaccia esterna, si gettano le basi per il riemergere del senso di collettività.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>La teoria generazionale Strauss-Howe: l’epoca attuale</strong></h2>
<p>È proprio la <em>crisi</em>, secondo Neil Howe, l’epoca che staremmo vivendo, ed è quindi<strong> il momento storico in cui si starebbero ridefinendo le identità individuali e collettive</strong>. Iniziata nel 2008 con la crisi finanziaria globale, secondo il saggista si dovrebbe concludere attorno al 2030.</p>
<p>Questo lo schema del nostro <em>saeculum</em>:</p>
<ul>
<li><strong>1</strong><strong><sup>a</sup></strong><strong> generazione</strong><br />
1946-1964</li>
<li><strong>2</strong><strong><sup>a</sup></strong><strong> generazione</strong><br />
1964-1984</li>
<li><strong>3</strong><strong><sup>a</sup></strong><strong> generazione</strong><br />
1984-2008</li>
<li><strong>4</strong><strong><sup>a</sup></strong><strong> generazione</strong><br />
2008-2030.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>La teoria generazionale Strauss-Howe: le fasi della svolta attuale</strong></h2>
<p>Secondo questa teoria<strong> la quarta svolta si compone di 4 fas</strong>i: <strong>tutto prende avvio da un evento-<em>trigger</em></strong>, che fungendo da <em>shock</em> per il sistema produce un movimento che innesca la transizione. C’è poi la <strong>fase di rigenerazione</strong>, in cui le persone si coalizzano attorno a idee o <em>leader</em>. <strong>La terza fase è definita <em>climax</em> </strong>e rappresenta il punto più basso della crisi, è un momento storico in cui le cose si mettono molto male e attivano una reazione collettiva. Si arriva così alla <strong>fase di risoluzione</strong> in cui si manifesta un ordine post-crisi e si rafforzano le istituzioni collettive.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>La teoria generazionale Strauss-Howe: gli archetipi</strong></h2>
<p><a href="https://youtu.be/8Yfb2zQjKWE?feature=shared">Howe precisa</a>: “Ciò che accelera ogni svolta è l’invecchiamento delle generazioni, <strong>ogni generazione porta con sé un </strong><a href="https://www.lifecourse.com/about/method/generational-archetypes.html"><strong>archetipo</strong></a><strong>, un insieme di atteggiamenti e comportamenti comuni che la distingue da quella dei genitori</strong>. Gli archetipi si ripetono ciclicamente ed esiste una relazione simbiotica fra gli eventi storici e lo stile tipico di una generazione, che reagisce con una modalità specifica e in qualche misura determina l’evoluzione della storia; in particolare una generazione agevola la svolta quando raggiunge la maggiore età. <strong>Quella che viviamo oggi è una fase di distruzione creativa delle istituzioni</strong>”.</p>
<p>Secondo la teoria generazionale, <strong>in ogni ciclo della storia prevale un archetipo di riferimento che si determina nel periodo della nascita</strong>:</p>
<ul>
<li><strong>il profeta</strong><br />
creativo e profondo</li>
<li><strong>il nomade</strong><br />
perspicace e amante della libertà</li>
<li><strong>l&#8217;eroe</strong><br />
altruista e determinato</li>
<li><strong>l’artista</strong><br />
premuroso e cosmopolita.</li>
</ul>
<p>La prevalenza di un archetipo è in grado di tracciare il percorso di vita e di evoluzione dell’intera generazione che ne è pervasa.</p>
<p>Come detto l’archetipo di base è determinato dal momento storico, nel caso del <em>saeculum</em> che stiamo vivendo la generazione che ha avuto natali nell’età dell’euforia vede la prevalenza del <strong>profeta</strong>, quella nata durante il risveglio è animata dal <strong>nomade</strong>, quella del disfacimento dall’<strong>eroe</strong> e quella attuale (crisi) dall’<strong>artista</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>La teoria generazionale Strauss-Howe: le critiche</strong></h2>
<p>Le critiche ai lavori di Strauss e Howe si incentrano soprattutto su questi temi:</p>
<ul>
<li><strong>definizione del concetto di generazione</strong><br />
è davvero possibile isolare una generazione identificandola con tratti comuni distintivi?</li>
<li><strong>attendibilità generale</strong><br />
come è possibile prevedere gli sviluppi di una società secondo uno schema così semplice e rigido?</li>
<li><strong>autoreferenzialità</strong><br />
è possibile estendere a tuti i paesi e a tutte le culture uno schema sviluppato dall’osservazione della sola storia americana?</li>
</ul>
<p>Qualcuno ha definito il lavoro di Strauss e Howe come astrologia. Altri ritengono invece che sia un <em>framework</em> molto utile e con tratti di reale universalità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>La teoria generazionale Strauss-Howe: chi sono gli studenti di oggi?</strong></h2>
<p>Ogni archetipo è una reazione all’archetipo dominante della generazione precedente, <strong>le classi delle scuole superiori sarebbero oggi popolate da una schiera di “artisti”, nati e cresciuti in un periodo di crisi globale e che nell’età della scuola superiore ondeggiano dalla consapevolezza di quando ogni persona sia inter-dipendente dalle altre, a una insoddisfazione strisciante</strong>. Si tratta di ragazzi e ragazze dalla <strong>mente aperta</strong>, <strong>premurosi</strong> e dalla spiccata <strong>sensibilità</strong>, con il rischio però di incartarsi in una <strong>eccessiva complicazione interiore</strong>. È una generazione capace di <strong>ideare</strong> e <strong>realizzare</strong>, mette in primo piano <strong>equità</strong> ed <strong>eguaglianza</strong>, è pronta a <strong>impegnarsi</strong> per raggiungere <strong>obiettivi di studio</strong>, non ama eccessivamente il rischio ed è a proprio agio con l’idea che ci siano <strong>regole</strong> e <strong>norme</strong>.</p>
<p>Nata in un momento di difficoltà globale, <strong>questa generazione ha avuto un’infanzia iperprotetta</strong> e Howe la definisce come quella degli <strong><em>homelander</em></strong> (termine che è sovrapponibile a “generazione Z”) perché è quella che ha passato a casa il tempo più alto in assoluto, agevolata dai <em>device</em> elettronici e dalla rete. Le famiglie sono composte da<strong> genitori nati per lo più in un’era di risveglio e di distruzione; i primi sono stressati ed esausti dal lavoro, i secondi rischiano di essere un po’ arroganti ma hanno grande concretezza e capacità di fare</strong>.</p>
<p><strong>Presente in classe anche la parte finale della generazione precedente</strong>, con persone nate in fase di transizione tra una svolta e l’altra. Secondo lo schema di Howe si tratta di una popolazione studentesca a cui non fa difetto la componente della razionalità (che a volte diviene eccessiva) e che predilige l’altruismo al coinvolgimento empatico. Anche per questi ragazzi e ragazze potrebbe manifestarsi quello che molti attribuiscono ai millennial: una certa <strong>intransigenza</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>La teoria generazionale Strauss-Howe: come usarla per capire la classe?</strong></h2>
<p>Come uno spunto di riflessione. La teoria generazionale va intesa proprio così se si intende usarla come strumento che aiuti a comprendere meglio il gruppo che si ha di fronte quando si insegna. <strong>Trasferire in maniera acritica gli schemi generazionali e archetipici non è una buona soluzione perché impedisce di concentrarsi sulle peculiarità individuali</strong>. Riflettere sulle dominanti di fondo della generazione che sta dietro i banchi può invece attivare un <em>mindset</em> utile per trovare una modalità ottimale di relazione con alunni e alunne.</p>
<p>Ecco allora che, per esempio, verificare se le corde sensibili di questa generazione siano davvero quelle dell’altruismo e dell’uguaglianza può diventare la chiave di volta che innesca una nuova modalità di stare e progettare assieme un’azione didattica efficace. Stessa cosa dicasi per l’avvio di riflessioni collettive sulla propensione al rischio o la percezione delle regole sociali. La teoria di Strauss e Howe è quindi un ottimo punto di partenza per sondare e capire l’universo valoriale di ragazzi e ragazze, comprenderne la percezione del mondo, intuirne paure e desideri.</p>
<p>L’utilità della teoria generazionale per insegnare è già stata oggetto di alcuni lavori:</p>
<ul>
<li><a href="https://tigerweb.towson.edu/garcia/past%20semesters%20of%20intro/intro/2011%20fall%20intro/wilson%20and%20gerber.pdf">How generational theory can improve teaching: ttrategies for torking with the “tillennials”</a></li>
<li><a href="https://www.researchgate.net/profile/Allison-Buskirk-Cohen/publication/283850275_Using_generational_theory_to_rethink_teaching_in_higher_education/links/5665ec5f08ae4931cd626576/Using-generational-theory-to-rethink-teaching-in-higher-education.pdf">Using generational theory to rethink teaching in higher education</a></li>
<li><a href="https://www.researchgate.net/publication/336815720_Use_generational_theory_as_a_guide_to_understanding_college_students">Use generational theory as a guide to understanding college students</a></li>
<li><a href="https://my.aasa.org/AASA/Resources/SAMag/2019/Jun19/Howe.aspx">Introducing the homeland generation</a></li>
<li>Revisiting the homeland generation (<a href="https://www.linkedin.com/pulse/revisiting-homeland-generation-part-1-2-neil-howe/">part I</a> – <a href="https://www.linkedin.com/pulse/revisiting-homeland-generation-part-2-neil-howe/">part II</a>).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>In conclusione, possiamo dire che <strong>confrontarsi con il pensiero di Strauss e Howe è sicuramente utile per assumere una prospettiva di approccio alla classe </strong>che, sicuramente inedita, può essere davvero stimolante; un lavoro del genere può sostenere chi insegna per progettare iniziative didattiche innovative. Se si stanno invece cercando semplici <em>tips</em> per coinvolgere di più studenti e studentesse, il consiglio è quello di <strong>approfondire i temi legati ai linguaggi e agli stilèmi tipici che imperversano fra la popolazione studentesca</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Immagine: Flick Commons</em></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-1" data-row="script-row-unique-1" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-1"));</script></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://www.orientazione.it/insegnanti/teoria-generazionale-conoscere-studenti/">La teoria generazionale Strauss-Howe per conoscere la classe</a> proviene da <a href="https://www.orientazione.it">OrientAzione</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Intelligenza Artificiale: 100 giorni a Georgetown</title>
		<link>https://www.orientazione.it/news-orientazione/intelligenza-artificiale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Molfetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Sep 2023 07:01:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News orientazione]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[alan turing]]></category>
		<category><![CDATA[singolarità]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Assistive Technology]]></category>
		<category><![CDATA[insegnare]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[machine learning]]></category>
		<category><![CDATA[esperimento di Georgetown]]></category>
		<category><![CDATA[turing]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://wwwstg.orientazione.it/?p=90632</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mancano 100 giorni a domenica 7 gennaio 2024, data particolare per l'intelligenza artificiale perché 70 anni prima ebbe luogo una delle più suggestive milestone dell'AI: l'esperimento di Georgetown. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.orientazione.it/news-orientazione/intelligenza-artificiale/">Intelligenza Artificiale: 100 giorni a Georgetown</a> proviene da <a href="https://www.orientazione.it">OrientAzione</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Meno 100 giorni al 7 gennaio. È ora di riflettere sull’Intelligenza Artificiale in classe!</em></p>
<p>Mancano 100 giorni a domenica 7 gennaio 2024, data particolare per l&#8217;intelligenza artificiale perché 70 anni prima ebbe luogo una delle più suggestive milestone dell&#8217;AI: l&#8217;<strong>esperimento di Georgetown.</strong></p>
<p>È del 1950 l&#8217;articolo in cui <strong>Alan Mathison Turing</strong> aveva pubblicamente posto la domanda &#8220;<a href="https://academic.oup.com/mind/article/LIX/236/433/986238"><strong>Can machines think?</strong></a>&#8220;; l&#8217;anno successivo fu coniato il termine &#8220;<a href="https://www-formal.stanford.edu/jmc/history/dartmouth/dartmouth.html"><strong>Intelligenza Artificiale</strong></a>&#8220;; milestone simbolica del settore. Oggi le domande sono le medesime di Turing e la preoccupazione si sposta sulla necessità di <strong>tracciare confini etici e normativi</strong>.</p>
<p>E… proprio questa data è l’occasione giusta per <strong>riflettere sul futuro dell’educazione nell’era dell’intelligenza artificiale</strong>. Ma torniamo al 7 gennaio 1954…</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>L&#8217;esperimento di Georgetown</strong></h2>
<p>Su una macchina che all&#8217;epoca era il top assoluto (l&#8217;IBM 701) andò in scena una traduzione automatica dal russo all&#8217;inglese con un <a href="https://www.science.org/doi/10.1126/science.122.3173.745">algoritmo</a> che gestiva 250 parole e 6 regole grammaticali. Così l&#8217;IBM riportava l&#8217;evento: &#8220;Brevi dichiarazioni su politica, diritto, matematica, chimica, metallurgia, comunicazioni e affari militari sono state presentate in russo dai linguisti dell&#8217;Istituto di lingue e linguistica dell&#8217;Università di Georgetown al famoso computer 701 della International Business Machines Corporation. E il gigantesco computer, in pochi secondi, ha trasformato le frasi in un inglese facilmente leggibile&#8221;.</p>
<p>Il tutto avvenne con un operatore che inserì manualmente oltre 60 frasi nel sistema, che tradusse e stampò le traduzioni in inglese. Inutile dire che questa dimostrazione roboante ebbe un ruolo fondamentale per gli investimenti nello sviluppo della<strong> linguistica computazionale</strong>. Si era lontani dalla complessità dei sistemi attuali ma l’impatto sull’opinione pubblica fu deflagrante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Ma&#8230; la percezione dell&#8217;Intelligenza Artificiale, dei suoi rischi e delle opportunità, è universale?</strong></h2>
<p>Dicevamo, sopra, che dall’epoca di Turing le domande che ci poniamo in relazione all’Intelligenza Artificiale non sono poi cambiate. C’è però una questione che è interessante mettere all’ordine del giorno: <strong>la percezione dell’IA è uguale in ogni cultura?</strong> <a href="https://wrp.lrfoundation.org.uk/LRF_2021_report_a-digtial-world-ai-and-personal-data_online_version.pdf">Decisamente no</a>. L&#8217;ottimismo prevale in Asia, Europa, Nuova Zelanda e Arabia Saudita ma in molte regioni dell&#8217;Africa e in Asia meridionale c&#8217;è grande preoccupazione. Inoltre, in alcuni paesi (fra cui i paesi scandinavi) sorgono timori sulle potenziali distorsioni discriminative degli algoritmi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Intelligenza Artificiale: cosa aspettarsi nel 2024</strong></h2>
<p>L&#8217;Italia ha una propria agenda di sviluppo, rappresentata dal <a href="https://assets.innovazione.gov.it/1637777289-programma-strategico-iaweb.pdf">Programma Strategico Intelligenza Artificiale 2022-2024</a> che prevede &#8220;ventiquattro politiche da implementare per potenziare il sistema IA attraverso creazione e potenziamento di competenze, ricerca, programmi di sviluppo e applicazioni&#8221;.</p>
<p>Più in generale uno dei settori su cui è possibile aspettarsi innovazioni è proprio quello dell&#8217;<strong>istruzione</strong>. Dagli ambienti di apprendimento alle app di <em>study-coaching</em> l&#8217;anno che verrà avrà di che stupirci! E poi, significativi potranno essere gli avanzamenti su trasporti, sanità, automazione dei processi e addirittura finanza. Dall&#8217;esperimento di Georgetown un bel po&#8217; di passi avanti sono stati fatti!</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Intelligenza artificiale e istruzione scolastica</strong></h2>
<p>L&#8217;IA è innanzitutto<strong> materia di studio</strong>. Si tratta di un settore affascinante che diventa centrale sia per approcci monodisciplinari, sia per analisi &#8220;cross&#8221;; di Intelligenza Artificiale si parla infatti in termini filosofici, psicologici, sociologici, giuridici, tecnologici, economici e &#8211; ovviamente &#8211; informatici.</p>
<p>IA vuol però dire anche qualcosa di diverso: influenza su insegnamento e apprendimento. Sono molte, infatti, le <strong>possibili declinazioni nell&#8217;ambito della scuola e dell&#8217;università</strong>, e pensare solo a Chat GPT non aiuta a farsi un&#8217;idea del quadro d&#8217;insieme. Proviamo allora a dare qualche spunto:</p>
<h3><strong>la verifica del plagio</strong></h3>
<p>iniziamo con uno dei problemi che affligge alcuni settori della popolazione studentesca, vale a dire il copia-e-incolla. Se le tecniche di &#8220;plagio&#8221; sono sempre più sofisticate, anche gli strumenti di controllo crescono e diventano sempre più affidabili, consentendo un controllo accurato anche delle manipolazioni ad-hoc su testi presenti in rete.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>le esigenze speciali</strong></h3>
<p>grazie all&#8217;IA è possibile<strong> gestire in maniera molto più accurata i bisogni speciali di singole persone o gruppi</strong>. La cosiddetta <strong>Assistive Technology</strong> rappresenta un valido supporto e un ottimo strumento di accessibilità per chi, altrimenti, potrebbe rischiare di rimanere escluso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>la creazione dell&#8217;orario scolastico</strong></h3>
<p>anche se a qualcuno può sembrare cosa da poco, sfruttare l&#8217;<strong>Intelligenza Artificiale per generare l&#8217;orario scolastico</strong> è qualcosa che può semplificare &#8211; e di molto &#8211; la vita all&#8217;interno di un istituto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>l&#8217;aggregazione di dati</strong></h3>
<p>ogni insegnante sa bene quale sia il livello di apprendimento di ciascun componente della propria classe. Poter però lavorare<strong> confrontando i dati di interi plessi, annate, territori</strong>, può aiutare a comprendere fenomeni di portata più ampia e generalizzata, adeguando l&#8217;azione didattica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>l&#8217;insegnamento personalizzato</strong></h3>
<p>grazie ai <em>tool</em> di IA ogni insegnante può avere un <strong>supporto sempre disponibile per strutturare percorsi individualizzati </strong>per ciascun studente o studentessa, anche a fronte di un numero elevato di classi da gestire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>lo sviluppo collaborativo</strong></h3>
<p>per capire le potenzialità dell&#8217;IA in classe è opportuno cambiare paradigma di pensiero; abbiamo visto come i fenomeni dell&#8217;Intelligenza Artificiale possano essere oggetto di studio o come le applicazioni possano essere sfruttate per avere un supporto, ma se spostiamo lo sguardo è possibile intravedere anche altre possibilità. Per esempio,<strong> i tool stessi dell&#8217;IA possono essere usati assieme per affrontare compiti collettivi, progettare in gruppo, trovare soluzioni originali</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.orientazione.it/news-orientazione/intelligenza-artificiale/">Intelligenza Artificiale: 100 giorni a Georgetown</a> proviene da <a href="https://www.orientazione.it">OrientAzione</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gruppo-classe, gruppo-docenti, gruppo-scuola… le dimensioni sociali e psicologiche dei gruppi a cui appartiene chi insegna</title>
		<link>https://www.orientazione.it/insegnanti/ruolo-insegnante-dimensione-sociale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Molfetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 13:36:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News orientazione]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[socialità]]></category>
		<category><![CDATA[docenti]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo]]></category>
		<category><![CDATA[gruppi sociali]]></category>
		<category><![CDATA[ingroup]]></category>
		<category><![CDATA[outgroup]]></category>
		<category><![CDATA[Maslow]]></category>
		<category><![CDATA[ruolo sociale]]></category>
		<category><![CDATA[insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[ruolo]]></category>
		<category><![CDATA[insegnare]]></category>
		<category><![CDATA[bisogni]]></category>
		<category><![CDATA[appartenenza]]></category>
		<category><![CDATA[classe]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://wwwstg.orientazione.it/?p=90615</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mestiere complesso e delicato per il ruolo strategico che riveste nella società, quello dell’insegnante è un lavoro che è influenzato in positivo o negativo anche dalla dimensione sociale… </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.orientazione.it/insegnanti/ruolo-insegnante-dimensione-sociale/">Gruppo-classe, gruppo-docenti, gruppo-scuola… le dimensioni sociali e psicologiche dei gruppi a cui appartiene chi insegna</a> proviene da <a href="https://www.orientazione.it">OrientAzione</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-2"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ><p><em>Mestiere complesso e delicato per il ruolo strategico che riveste nella società, quello dell’insegnante è un lavoro che è influenzato in positivo o negativo anche dalla dimensione sociale…</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Occupa il posto centrale (il terzo) nella celebre piramide dei bisogni di Abraham Harold Maslow (inciso: lo studioso americano, autore della teoria dei bisogni, non è però il padre della piramide, la cui storia è raccontata <a href="https://blogs.scientificamerican.com/beautiful-minds/who-created-maslows-iconic-pyramid/">qui</a>) collocandosi dopo i bisogni fisiologici e di sicurezza, e prima di autostima e realizzazione. Stiamo parlando dell’appartenenza, bisogno sociale che ogni persona condivide.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Perché ogni persona ha bisogno di sentirsi parte di un gruppo?</strong></h2>
<p>Si tratta, come detto, di un bisogno essenziale, connaturato alla natura dell’essere umano. Questo bisogno ha un <a href="https://www.nature.com/articles/s41593-020-00742-z">correlato cerebrale</a>, significa cioè che il nostro cervello è strutturato in modo da aver fame di interazioni sociali positive. In particolare <a href="https://www.cell.com/cell/fulltext/S0092-8674(15)01704-3">esistono neuroni legati alla cosiddetta “ricompensa sociale” e neuroni che si attivano per evitare l’isolamento</a>: è come se il cervello riconoscesse sia la piacevolezza dello stare assieme, sia la potenziale pericolosità della solitudine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Gruppi sociali e ruoli</strong></h2>
<p>La definizione tecnica di gruppo è “un insieme formato da due o più persone che interagiscono tra loro e che dividono mete e norme comuni che stanno a capo delle attività, sviluppando una rete di ruoli e di relazioni affettive” (Psicologia, Dizionario enciclopedico &#8211; Rom Harré, Roger Lamb, Luciano Mecacci). All’interno di un gruppo si cresce e soprattutto si impara a conoscere sé stessi. Il gruppo ci permette di “agire” la nostra personalità e di svolgere un ruolo. Proviamo a capire meglio: in una famiglia tipica c’è chi organizza, chi spinge a scoprire cose nuove, chi tende a lamentarsi, chi prende le redini delle relazioni con i vicini… sono tutti ruoli che strutturano il gruppo e che evidenziano le caratteristiche di ognuno.</p>
<p>Le persone hanno però molte dimensioni psicologiche e caratteriali e non sempre un solo ruolo è sufficiente a far sentire completa una persona. Anche qui è bene provare a fare un esempio: chi in famiglia ricopre il ruolo di confidente (colui o colei a cui si raccontano segreti e si chiedono consigli), non è detto che debba, voglia o possa avere la stessa funzione sociale anche sul luogo di lavoro; in questo caso ci sono 2 possibilità, la prima è che questa persona possa ricoprire un altro ruolo, magari meno oneroso dal punto di vista affettivo, sentendosi leggera e più libera, la seconda è che soffra nel constatare di essere considerata “meno” importante perché nessuno le affida segreti.</p>
<p>Il rapporto fra singole persone e collettività è qualcosa di estremamente complesso perché oscilla tra il bisogno, il desiderio, la proiezione e l’interazione. Quello che è certo è che sperimentarsi in una varietà di gruppi permette di crescere e raggiungere un miglior equilibrio. <em>Step</em> non sempre facile da compiere è quello di uscire dal ruolo che si ha come figli o figlie; chi ha la forza di mettersi in discussione e costruire la propria identità anche sperimentando cosa significa non essere solo “cocchi di mamma” (o viceversa perenni incapaci) riesce a vivere con maggiore serenità rispetto a chi tende a replicare ovunque ciò che fa nel gruppo-famiglia (pretendendo dagli altri lo stesso trattamento che riceve a casa).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>La differenza fra gruppi primari e gruppi secondari</strong></h2>
<p>Ogni persona prende parte ad almeno un gruppo, anche se la norma è appartenere a diversi gruppi primari e secondari.</p>
<p>I gruppi primari sono i “mattoncini” della vita sociale, si tratta infatti di quei gruppi (come la famiglia o le persone amiche con cui si esce più spesso) in cui c’è la massima interazione, il massimo senso di appartenenza e un continuo cooperare faccia-a-faccia.</p>
<p>I gruppi secondari sono di solito formati da un numero più elevato di persone e si formano sulla base di un’occasione o di uno scopo. Per capire meglio: al primo giorno di scuola la classe è un gruppo secondario fatto da singole persone; all’ultimo giorno di scuola del quinto anno la classe, che rimane gruppo secondario, può essere composta da diversi gruppi primari (le aggregazioni che si formano spontaneamente per affinità e che di solito sono composte da 2-4 persone).</p>
<p>Nei gruppi primari c’è quindi più intimità, non ci sono scopi e si sta insieme per il solo piacere. Nei gruppi secondari possono formarsi legami profondi in grado di dar vita a gruppi primari ma si sta assieme soprattutto per motivi funzionali (come, per esempio, la partita di calcetto del giovedì) e venuto meno lo scopo i legami tendono a dissolversi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>I vari gruppi sociali dell’insegnante</strong></h2>
<p>Si parte, come è ovvio, dalla famiglia d’origine (o dalla sua assenza, nei casi in cui si sia avuta la sfortuna di non aver mai conosciuto i propri genitori) e si arriva dritti a scuola dove le cose prendono strade e ramificazioni non sempre lineari.</p>
<ul>
<li>i gruppi-classe<br />
ogni classe è un gruppo, in classe si ha un ruolo formale (docente) ma si può essere anche chi “terrorizza” studenti o studentesse con esigenza e severità, oppure chi valorizza i piccoli passi, o chi stupisce con proposte didattiche spettacolari. Non è detto che in ogni classe, chi insegna abbia sempre lo stesso ruolo…</li>
<li>il gruppo-docenti<br />
può capitare che il ruolo che si avrebbe in base alle caratteristiche personali (come carisma o capacità organizzative) sia quello che si ricopre in questo gruppo, è infatti possibile che la struttura formale degli incarichi e delle responsabilità sovverta quella che sarebbe una differenziazione naturale all’interno del gruppo. In alcuni casi tutto ciò può far nascere qualche malumore, che è importante saper gestire per il bene del gruppo (chi ha grande capacità di sfruttare le tecnologie può trovare intollerabile che il coordinatore della didattica comunichi con mezzi cartacei ma se non controlla il proprio disappunto può generare dinamiche di gruppo non esattamente funzionali…)</li>
<li>il gruppo-scuola<br />
è un gruppo più ampio che, quando c’è soddisfazione diffusa, può suscitare orgoglio (ma che in situazioni di disagio diffuso può deprimere). Si tratta di un gruppo in cui ci sono gerarchie, “correnti” e sottogruppi</li>
<li>i gruppi extrascolastici<br />
il condominio, le conoscenze, lo sport, la parrocchia e tutte quelle occasioni di gruppo in cui chi insegna si trova ad agire, sono scenari nei quali l’appartenenza al cosiddetto “corpo docente” ha un suo peso. È possibile che alle riunioni di condominio si sia “la professoressa”, è possibile che in palestra si constati quanto il proprio reddito non possa competere con quello di persone che hanno abbandonato la scuola e mantengono un tenore di vita decisamente elevato, è possibile che in parrocchia si “prendano” lezioni da catechisti più giovani, invertendo la prospettiva che si sperimenta in classe… Se stare a scuola non è certo un lavoro alla portata di tutti, gestire la propria socialità di insegnante fuori dall’ambito educativo è qualcosa che può essere impegnativo, ma anche in questo caso il discrimine è il modo in cui si gestisce il tutto.</li>
</ul>
<p>Ci sono, poi, gruppi che si formano e si rafforzano in determinati momenti, soprattutto quando si teme una minaccia. È il caso in cui la direzione didattica di un istituto entri in conflitto con qualche insegnante, situazione che può far scattare una solidarietà di categoria che a cose normali non necessariamente ci sarebbe stata; stesso discorso nei confronti del Ministero o dei genitori, secondo un meccanismo di polarizzazione che la psicologia sociale definisce <em>ingroup-outgroup</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Gruppi, ruoli e conflitti</strong></h2>
<p>La questione dei ruoli è tutt’alto che secondaria e in un contesto come quello dell’insegnamento può essere ancora più delicata, anche perché assumere una funzione in un gruppo come la classe, significa anche essere oggetto di una narrazione. Un insegnante che punta sulla responsabilizzazione di alunni e alunne, può essere inizialmente percepito come “di poco polso” perché non si impone (con l’obiettivo strategico di far maturare gradualmente la consapevolezza alla sua classe) ma se questa narrazione si diffonde, diviene “la narrazione”; tutto ciò che questa persona fa viene filtrato e percepito in modo tale da accordarsi con l’idea dell’insegnante poco energico, con conseguenze di reputazione non facili da gestire. In questo caso, come in altri relativi alla problematicità dei ruoli, la chiave di volta è la flessibilità (perché ogni ruolo è dinamico), quella stessa flessibilità che serve per essere a proprio agio ricoprendo ruoli differenti in contesti differenti.</p>
<p>Ecco alcuni esempi in cui il ruolo che si incarna può generare qualche conflitto interiore:</p>
<ul>
<li>i ruoli poco stimolanti<br />
la conseguenza è la perdita di interesse e motivazione</li>
<li>i ruoli “assegnati” e non scelti<br />
che impongono di comportarsi in maniera coerente con il ruolo stesso ma (a volte) non in armonia con i propri valori o le proprie attitudini</li>
<li>i ruoli troppo onerosi<br />
vale a dire quelle funzioni in cui il carico di impegno o di aspettative è troppo pesante e rischia di far esaurire le forze</li>
<li>i ruoli contraddittori<br />
quando all’interno di uno stesso gruppo si deve essere, per esempio, comprensivi ma anche censori e inflessibili, con uno stress non indifferente per barcamenarsi fra gli opposti</li>
<li>i ruoli poco chiari<br />
quelli in cui si deve sempre “navigare a vista” senza che sia chiaro quale sia la maniera giusta di comportarsi.</li>
</ul>
<h2><strong>Gruppi di appartenenza, ruoli e bisogni</strong></h2>
<p>Torniamo allora all’inizio: è possibile ritagliarsi un ruolo che soddisfi i propri bisogni? L’appartenenza, come detto, è un bisogno; quando si è parte di un gruppo occupare una posizione che si confaccia alle proprie necessità profonde e contestualmente sia utile alla collettività stessa, è qualcosa che di norma si può raggiungere con un po’ di impegno e tanta buona volontà. Per andare oltre lo schema di Maslow è possibile rifarsi a Richard Ryan ed Edward Reci e alla loro teoria dell’autodeterminazione, che indica come bisogni psicologici di base:</p>
<ul>
<li>l’autonomia<br />
la possibilità di compiere scelte libere</li>
<li>la relazionalità<br />
sentirsi parte di un gruppo nel quale si abbiano relazioni positive e <em>feedback</em> gratificanti</li>
<li>la competenza<br />
sentirsi capaci di fare e nella piena possibilità di agire.</li>
</ul>
<p>All’interno di un gruppo è quindi possibile tentare di ritagliarsi un ruolo che ci consenta di agire con un buon margine di autonomia e ci permetta di svolgere compiti che riteniamo utili e importanti. Tutto ciò ovviamente va costruito col tempo e la perseveranza (e con l’auspicio che il gruppo funga da supporto).</p>
<p>Guardando la scena da un altro punto di vista, il ruolo di chi insegna è fondamentale per la motivazione di ragazzi e ragazze: gestire i gruppi-classe in modo tale che ciascuno trovi l’autonomia, la competenza e la relazionalità di cui ha bisogno è importante per innescare dinamiche di partecipazione positiva. Teniamo presente che più i bisogni primari sono in via di soddisfazione, più la spinta del dovere lascia il posto a una motivazione intrinseca che si arricchisce di curiosità, interesse e desiderio di azione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Il gruppo-società per chi insegna</strong></h2>
<p>Rimane ancora una questione appesa: il ruolo di chi insegna nel contesto sociale dell’Italia di oggi. L’ipotetico scenario della palestra che abbiamo evocato prima può essere più o meno realistico, quello che è certo è che l’insegnamento secondo qualcuno non restituirebbe più il prestigio sociale di un tempo e che in alcuni casi l’insegnante è oggetto di un immotivato stigma.</p>
<p>Rispondiamo dandoti direttamente del “tu”: se stai leggendo queste righe significa che stai approfondendo la conoscenza di spunti e strumenti per fare al meglio il tuo lavoro, questo vuol dire che la qualità del tuo insegnare ti sta a cuore. Vedi, <em>in-segnare</em> significa “lasciare un segno profondo” e solo chi ama il proprio lavoro riesce a imprimere un segno profondo che cambia e migliora la vita delle persone. Se credi che ciò che fai non riceva il giusto riconoscimento, abbi solo la pazienza (e la fiducia) di attendere il giorno in cui i tuoi ex allievi e allieve verranno a ringraziarti per tutto quello che hai fatto per loro.</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-2" data-row="script-row-unique-2" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-2"));</script></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://www.orientazione.it/insegnanti/ruolo-insegnante-dimensione-sociale/">Gruppo-classe, gruppo-docenti, gruppo-scuola… le dimensioni sociali e psicologiche dei gruppi a cui appartiene chi insegna</a> proviene da <a href="https://www.orientazione.it">OrientAzione</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Stili di apprendimento: la guida da scaricare</title>
		<link>https://www.orientazione.it/news-orientazione/stili-di-apprendimento-la-guida-da-scaricare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fab_Salvetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Aug 2023 14:22:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News orientazione]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[stile di apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[autogoverno mentale]]></category>
		<category><![CDATA[stili cognitivi]]></category>
		<category><![CDATA[Jung Type Indicator]]></category>
		<category><![CDATA[classe]]></category>
		<category><![CDATA[Kenneth Henson]]></category>
		<category><![CDATA[docenti]]></category>
		<category><![CDATA[aul Borthwick]]></category>
		<category><![CDATA[insegnantoi]]></category>
		<category><![CDATA[Alessia Cadamuro]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[apprendere]]></category>
		<category><![CDATA[stili di insegnamento]]></category>
		<category><![CDATA[insegnare]]></category>
		<category><![CDATA[enneagramma]]></category>
		<category><![CDATA[didattica]]></category>
		<category><![CDATA[ciclo di Kolb]]></category>
		<category><![CDATA[Alan Miller]]></category>
		<category><![CDATA[apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Honey-Mumford]]></category>
		<category><![CDATA[stile cognitivo]]></category>
		<category><![CDATA[Felder-Silverman]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://wwwstg.orientazione.it/?p=90605</guid>

					<description><![CDATA[<p>Una guida scaricabile per riflettere su relazioni, didattica, modalità di insegnamento</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.orientazione.it/news-orientazione/stili-di-apprendimento-la-guida-da-scaricare/">Stili di apprendimento: la guida da scaricare</a> proviene da <a href="https://www.orientazione.it">OrientAzione</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dal <strong>modello di Miller basato su percezione, memoria e pensiero</strong> al <strong>ciclo di Kolb</strong>, dai <strong>13 stili di autogoverno mentale</strong> ai 9 tipi dell&#8217;<strong>enneagramma</strong> una guida ricca di spunti per riflettere su come si insegna, come si apprende, come si elaborano le informazioni. 26 pagine con una <strong>bibliografia di riferimento</strong> che forniscono un <strong>quadro sintetico degli stili cognitivi e di apprendimento</strong>.</p>
<p>Dedicata a chi insegna questa guida vuol essere una scintilla per accendere, a ridosso del nuovo anno scolastico, la curiosità verso approcci stimolanti alla didattica.</p>
<p><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/2b07.png" alt="⬇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <a href="/wp-content/uploads/2023/08/Guida-agli-stili-di-apprendimento.pdf" download="Guida agli stili di apprendimento" onclick="gtag('event', 'click', {'event_category': 'link', 'event_label': 'Guida agli stili di apprendimento'});">Scarica la <strong>guida per docenti agli stili di apprendimento</strong> (versione full color)</a> <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/2b07.png" alt="⬇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/2b07.png" alt="⬇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <a href="/wp-content/uploads/2023/08/Guida-agli-stili-di-apprendimento-BN.pdf" download="Guida agli stili di apprendimento - versione bianco e nero" onclick="gtag('event', 'click', {'event_category': 'link', 'event_label': 'Guida agli stili di apprendimento - BN'});">Scarica la <strong>guida per docenti agli stili di apprendimento</strong> (versione bianco e nero per stampa casalinga)</a> <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/2b07.png" alt="⬇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.orientazione.it/news-orientazione/stili-di-apprendimento-la-guida-da-scaricare/">Stili di apprendimento: la guida da scaricare</a> proviene da <a href="https://www.orientazione.it">OrientAzione</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Obiettivo warm cognition</title>
		<link>https://www.orientazione.it/news-orientazione/obiettivo-warm-cognition/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Molfetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jul 2023 07:06:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News orientazione]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[alfabetizzazione emotiva]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[didattica emozionale]]></category>
		<category><![CDATA[Daniela Lucangeli]]></category>
		<category><![CDATA[apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[biathlon]]></category>
		<category><![CDATA[studiare]]></category>
		<category><![CDATA[cortocircuito disfunzionale]]></category>
		<category><![CDATA[studio]]></category>
		<category><![CDATA[circuito di aiuto]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Andreas Zingerle]]></category>
		<category><![CDATA[didattica]]></category>
		<category><![CDATA[neuroscienze]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[autoefficacia]]></category>
		<category><![CDATA[insegnamento]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza emotiva]]></category>
		<category><![CDATA[: warm cognition]]></category>
		<category><![CDATA[ruota di Plutchik]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://wwwstg.orientazione.it/?p=90436</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’apprendimento non è solo questione cognitiva o motivazionale, c’è un componente che ogni persona porta sempre con sé.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.orientazione.it/news-orientazione/obiettivo-warm-cognition/">Obiettivo warm cognition</a> proviene da <a href="https://www.orientazione.it">OrientAzione</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-3"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ><p><em>L’apprendimento non è solo questione cognitiva o motivazionale, c’è un componente che ogni persona porta sempre con sé: l’emozione….</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Le emozioni e la loro presenza in classe</strong></h2>
<p>Chi insegna lo sa bene: in classe si va con 2 bagagli, il primo è lo zainetto con libri e quaderni (salvo nelle realtà in cui si applica la didattica “senza zaino”), il secondo può essere un vero fardello ed è costituito dalle <strong>emozioni</strong>, o meglio dal modo in cui si gestiscono. <strong>In casi estremi i risultati scolastici possono essere compromessi dall’incapacità di far fronte alle emozioni</strong> stesse, che possono travolgere fino a far perdere la bussola. Le emozioni però – ed è questa la bella notizia – possono moltiplicare la capacità di apprendimento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Quando le emozioni travolgono</strong></h2>
<p>Torniamo indietro fino al 1992. In quell’anno la cittadina francese di Albertville ospita i <strong>giochi olimpici invernali</strong>, che si tengono dall’8 al 23 febbraio. È nella mattina di giovedì 20 che si consuma <strong>il dramma sportivo di uno straordinario atleta del biathlon.</strong> Non si tratta di un atleta qualunque, stiamo parlando di un campione di livello mondiale, uno che a fine carriera avrà collezionato 24 podi in coppa del mondo, 4 ori e 1 bronzo mondiale, un terzo posto alle olimpiadi e 15 medaglie ai campionati italiani. Il suo nome è <strong>Andreas Zingerle </strong>e quella mattina, nella gara dei 20 Km nessuno riesce a stargli dietro. Il biathlon è una disciplina che unisce <strong>sci di fondo</strong> e <strong>tiro con la carabina</strong>, nella 20 Km individuale ci sono 4 postazioni di tiro (2 in piedi e 2 da terra) ciascuna delle quali prevede 5 bersagli da colpire con 5 cartucce a disposizione e per ogni errore la penalità di 1 minuto.  Le partenze sono scaglionate di 60 secondi in 60 secondi.<br />
Quella mattina – come detto – Zingerle è superiore, ha 31 anni, talento smisurato e una forza che nessun altro sembra avere. Dopo la prima postazione di tiro (superata con percorso netto) solo il campione olimpico dei 10 Km gli è davanti ma appena rimessa in spalla la carabina inizia il suo capolavoro. Già alla seconda postazione (anche questa superata senza errori) è in testa e l’inseguitore arranca a quasi 30 secondi di distacco. Poi via con la terza sessione di tiri e qui il vantaggio sale a quasi 45 secondi; poi la quarta, che Zingerle affronta con un margine incredibile: 1 minuto e 12 secondi. Qui il <em>black-out</em>: un errore al primo tiro, ma è ancora in testa, un respiro e… anche la seconda cartuccia manca il bersaglio, quello da 11 cm (Zingerle è alla postazione di tiro in piedi, i bersagli da colpire pancia a terra sono di 4 cm), che alla distanza di 50 metri è comunque piccolo. E quel giorno diventa davvero troppo piccolo per Andreas, che continuerà a non centrare il bersaglio finendo la gara, incredulo, al diciassettesimo posto.<br />
<strong>Zingerle fu travolto dalle emozioni</strong>, quella paura di vincere (o di sbagliare) che gli animi più sensibili portano sulle spalle proprio come un fardello che non sempre riescono a trascinare; quando non ci riescono è il fardello a trascinare loro.<br />
Questa è una storia che parla di sport ma è emblematica. Allo stesso modo &#8211; infatti &#8211; <strong>può capitare che in classe qualcuno sia sopraffatto da un’eccitazione che può essere paura, ansia o anche un’eccitazione non definita ma più forte di tutto, più forte della determinazione, più forte della preparazione, più forte delle capacità. E quest’emozione può portare anche a sbagliare compiti semplici.</strong><br />
Le emozioni sono una grande forza, sono un “circuito di aiuto” ma se negative o eccessive diventano “cortocircuito disfunzionale”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Emozioni e memoria</strong></h2>
<p>L’idea che in una classe siedano semplici esseri razionali e che sia sufficiente esporre i concetti per far sì che vengano appresi è superata da decenni e <strong>la scuola si avvicina sempre più alla sfera delle emozioni</strong> curando il contesto in cui le cose si apprendono e facendo attenzione a ragazzi e ragazze in quanto persone. La didattica, di pari passo con le <strong>neuroscienze </strong>ha quindi sviluppato una serie di metodologie e di approcci che vanno a valorizzare la dimensione emotiva, a partire dal fornire strumenti per capire, nominare e infine gestire.<br />
Uno dei punti di partenza è la <strong>scoperta dei legami che intrecciano emozioni e memoria</strong> (qualcuno parla addirittura di “memoria emozionale”). Sotto il profilo fisiologico le emozioni si “trovano” principalmente nell’<strong>amigdala</strong> e hanno un senso evolutivo legato alla sopravvivenza, anche per questa ragione <strong>le emozioni facilitano il ricordo</strong> (le cose utili alla sopravvivenza vengono immagazzinate e mantenute). La scienza sta disvelando i complicati meccanismi della memoria ma quello che ormai è assodato è che l’<strong>ippocampo</strong> non è l’unica struttura cerebrale implicata nella memoria (l’amigdala, coinvolta nei processi emozionali, è “vicina di casa” dell’ippocampo e si attiva in sinergia con quest’ultimo per formare ricordi a lungo termine). Senza approfondire – non è il caso di farlo qui – il concetto di “marcatore somatico”, possiamo però dire che:</p>
<ul>
<li><strong>nel cervello nessuna funzione è silente a tutte le altre</strong>, non c’è niente di “isolato”, il cervello agisce sempre come un’orchestra sinfonica</li>
<li><strong>le emozioni “cementano” i ricordi</strong></li>
<li><strong>l’evocazione di un ricordo si associa all’evocazione dell’emozione</strong> cui è legato.</li>
</ul>
<p>È chiaro, a questo punto, che grazie al clima e alla relazione fra insegnanti e classe, si può <strong>“colorare” l’apprendimento di emozioni positive</strong>. In questo modo imparare porterà a risultati duraturi e sarà qualcosa di “desiderabile”. È questa la <strong><em>warm cognition</em>, approccio che sfrutta le emozioni positive come il piacere e la gioia ma include anche la relazione, la scoperta, il desiderio, il compiere strada sia in autonomia, sia in gruppo</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Cosa succede quando le emozioni negative si legano all’apprendimento?</strong></h2>
<p><strong>Se noia, rabbia, timore o addirittura paura connotano lo studio, ragazzi e ragazze tenderanno a evitare ciò che mette a disagio</strong>. Una materia o lo studiare in sé potranno risentirne in modo significativo. Bisogna considerare l’effetto che un’emozione negativa ha sull’<strong>autostima</strong> e sul <strong>sentimento di autoefficacia</strong>: il continuo ripetersi di un apprendimento legato a <strong>sensazioni svalutanti</strong>, può indirizzare verso quel fenomeno che la psicologia definisce “impotenza appresa”, vale a dire una serie di esperienze e conferme che fanno maturare la convinzione di non possedere capacità.<br />
L’apprendimento è invece gioia, ed è nella gioia che è importante riportarlo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>L’importanza di gestire le emozioni per lo studio</strong></h2>
<p>In classe, quando un’emozione travolge, c’è difficoltà a prestare <strong>attenzione</strong>. In questo caso anche un’emozione positiva può “distogliere” la mente da ciò che si sta apprendendo. La possibilità di <strong>autoregolare e gestire le emozioni</strong> (specie quando sono in “eccesso”) è quindi un’abilità fondamentale. Nella scuola italiana sono innumerevoli i <strong>progetti che sostengono la consapevolezza emotiva </strong>e la direzione è indubbiamente da seguire e ampliare perché, fra gli altri aspetti, qualcosa che viene appreso con il giusto livello di emozione, può dar luogo anche a un altro fenomeno in grado di solidificare il ricordo: la condivisione sociale. Se una lezione ha attivato reazioni emotive positive, l’entusiasmo porterà ragazzi e ragazze a parlare con altri di ciò che hanno vissuto e appreso, aumentando (anche grazie alla “traduzione” in parole di ciò che hanno vissuto) la <strong>persistenza del ricordo</strong> e diffondendo la bellezza dell’imparare. Dall’<strong>alfabetizzazione emotiva</strong> all’uso della <strong>ruota di Plutchik</strong>, dall’analisi delle <strong>emozioni secondarie</strong> ai lavori sull’intelligenza emotiva, le esperienze da cui trarre ispirazione (con gioia) sono davvero tantissime.<br />
Anche a livello legislativo le cose si muovono, con <a href="https://www.camera.it/leg18/126?leg=18&amp;idDocumento=2782">proposte di legge</a> e <a href="https://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/FascicoloSchedeDDL/ebook/52590.pdf">atti ufficiali</a> che finalmente diventano normativa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Warm cognition, come documentarsi</strong></h2>
<p>Per capire più in profondità la <em>warm congition</em> i contributi di <strong>Daniela Lucangeli</strong> sono indubbiamente il top, sia considerando lo spessore scientifico, sia valutando la capacità divulgativa. Il fermento è però diffuso e in scuole di ogni tipo si approfondisce, dibatte e sperimenta un<strong> approccio “caldo” allo stare insieme in classe</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Le emozioni di chi insegna</strong></h2>
<p>Anche chi sta insegnando partecipa alla <strong>creazione dello scenario emozionale collettivo</strong> e può farlo con consapevolezza. Importante è ovviamente <a href="https://www.orientazione.it/news-orientazione/insegnare-e-gestire-lo-stress-il-piccolo-manuale-con-7-consigli/">gestire lo stress in classe</a>, in caso contrario sarà difficile generare un clima di piacevolezza, impedendo – di fatto &#8211; la <em>warm cognition</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E Zingerle? Beh, è diventato<strong> il tecnico azzurro che ha portato più successi all&#8217;Italia nella storia del biathlon</strong>.</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-3" data-row="script-row-unique-3" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-3"));</script></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://www.orientazione.it/news-orientazione/obiettivo-warm-cognition/">Obiettivo warm cognition</a> proviene da <a href="https://www.orientazione.it">OrientAzione</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fornire strumenti per affrontare l&#8217;università: i benefici della danza</title>
		<link>https://www.orientazione.it/news-orientazione/benefici-della-danza-e-universita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Molfetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jun 2023 08:12:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News orientazione]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[attività extracurricolari]]></category>
		<category><![CDATA[relax]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
		<category><![CDATA[distensione]]></category>
		<category><![CDATA[studiare]]></category>
		<category><![CDATA[cervello]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[endorfine]]></category>
		<category><![CDATA[ippocampo]]></category>
		<category><![CDATA[ossitocina]]></category>
		<category><![CDATA[materia grigia]]></category>
		<category><![CDATA[danza]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[ballo]]></category>
		<category><![CDATA[umore]]></category>
		<category><![CDATA[danzare]]></category>
		<category><![CDATA[movimento]]></category>
		<category><![CDATA[ballare]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[effetti della danza sullo studio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://wwwstg.orientazione.it/?p=90432</guid>

					<description><![CDATA[<p>La scrittrice Vicky Baum definisce la danza come “scorciatoia per la felicità” e chiunque abbia avuto la possibilità di muovere il corpo seguendo il ritmo di una qualsiasi musica sa di cosa si tratta</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.orientazione.it/news-orientazione/benefici-della-danza-e-universita/">Fornire strumenti per affrontare l&#8217;università: i benefici della danza</a> proviene da <a href="https://www.orientazione.it">OrientAzione</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-4"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ><p><em>Come la “scorciatoia per la felicità” può aiutare in modo efficace e divertente a migliorarsi nello studio</em></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-4" data-row="script-row-unique-4" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-4"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-5"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ><p>È attribuita alla scrittrice<strong> Vicky Baum </strong>la definizione di danza come “scorciatoia per la felicità” e chiunque abbia avuto la possibilità di muovere il corpo seguendo il ritmo di una qualsiasi musica, sa bene di cosa si tratta. Ballare è parte dell’esperienza umana, è liberatorio, celebrativo, creativo, stancante e soprattutto divertente.  Che cosa abbia a che fare tutto questo con lo studio universitario lo vedremo fra poco, a partire da una <a href="https://www.helsinki.fi/en/news/healthier-world/dancers-brain-develops-unique-way">tesi di dottorato sugli <strong>effetti cerebrali della danza</strong></a><strong>:</strong> “i ballerini (professionisti) mostrano una sincronizzazione più forte alle frequenze theta. La sincronizzazione theta è legata ai processi emotivi e di memoria”. Ebbene sì, <strong>ballare aiuta anche la memoria</strong>…</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Ballare è un’esperienza totalizzante</strong></h2>
<p>Alla base di tutto il ritmo, capacità “<a href="https://www.scientificamerican.com/article/the-neuroscience-of-dance/">così naturale che la maggior parte di noi la dà per scontata</a>”. <strong>Ballare coinvolge diverse funzioni del cervello e del corpo, dall&#8217;orientamento al movimento, dalla sincronizzazione dei gesti alla gestione dell’equilibrio, dalla corteccia parietale posteriore all’area motoria supplementare, dal cervelletto al lobo parietale; e poi muscolatura, scheletro, articolazioni, udito, vista</strong>… Insomma, ballare e ancor più farlo assieme ad altre persone, magari coordinandosi, è un’esperienza totalizzante che coinvolge corpo, mente e tutte quelle funzioni che sono relative all’intuizione, alla creatività, al senso estetico e al benessere. È ovvio come un’attività del genere possa portare benefici, e quando alcune ricerche hanno rivelato gli <a href="https://hms.harvard.edu/news-events/publications-archive/brain/dancing-brain#:~:text=Other%20studies%20show%20that%20dance,term%20memory%2C%20and%20spatial%20recognition.">effetti del ballo sulle persone affette da malattia di Parkinson</a>, si è iniziato a indagare a fondo gli effetti cerebrali del movimento a ritmo di musica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Gli effetti della danza sullo studio</strong></h2>
<p>“<strong>Gli studenti che si dedicano alla danza a scuola mostrano maggiori capacità di socializzazione iniziale e migliori risultati scolastici </strong>rispetto alle persone che non partecipano alla danza”, così si legge fra le conclusioni di una recente <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC9234256/"><em>review</em></a>. Già da questo si intuisce come, grazie al ballare, si possano trovare benefici a tutto tondo, dal piano cognitivo a quello relazionale. Andiamo però con ordine: fra gli <a href="https://digscholarship.unco.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1192&amp;context=theses">effetti della danza che sono in grado di portare benefici allo studio</a>, ci sono quelli sul <strong>pensiero analitico</strong> (“pensiero convergente”) e quelli sul “<strong>pensiero divergente</strong>” (lo stile di pensiero creativo e multidirezionale); altro effetto positivo è quello sull’<strong>autostima;</strong> anche la <strong>memoria </strong>trae giovamento dal ballare (la danza stimola l’aumento di volume dell’<strong>ippocampo</strong>), così come l’<strong>attenzione;</strong> la capacità di <strong>autodisciplinarsi </strong>&#8211; infine &#8211; riceve anch’essa un impulso significativo dalla danza. Per tutti questi motivi, se hai in classe studenti o studentesse che hanno deciso di intraprendere lo studio universitario, consigliare il ballo è fare realmente qualcosa per loro, per il loro futuro, per la buona riuscita della loro carriera universitaria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Gli effetti indiretti della danza sui risultati di studio</strong></h2>
<p><strong>Ballando migliora il tono dell’umore</strong> (grazie alla liberazione di <strong>ossitocina </strong>ed <strong>endorfine</strong>), aumenta la cosiddetta “<strong>materia grigia</strong>”, si creano nuove <strong>reti neurali,</strong> si liberano i meccanismi di <strong>espressione di sé,</strong> si impara a conoscere e comunicare le emozioni, si migliora la capacità di <strong>interagire in coordinazione con le altre persone,</strong> si diventa più <strong>assertivi</strong>, ci si <strong>rilassa</strong>, si stimola la <strong>comunicazione reciproca fra corpo e cervello.</strong> E poi c’è tutta la questione sociale: condividere l’esperienza del ballo aiuta a essere persone più “competenti” sotto il profilo relazionale, combattendo l’isolamento. Insomma, <strong>ballare aiuta, davvero, a essere persone più equilibrate, in grado di programmare e affrontare sfide, capaci di stare in mezzo agli altri facendo la propria parte</strong>. Sono questi i motivi per cui – al di là degli effetti diretti sui risultati di studio – potresti consigliare il ballo come attività da fare per affrontare al meglio l’università.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Danza per affrontare l’università: quale scegliere?</strong></h2>
<p>Liscio? Rock acrobatico? Tango?<strong> Che tipo di danza suggerire a chi si appresta all’università?</strong> La risposta è &#8211; necessariamente – aperta perché non c’è una ricetta uguale per tutti. Alcuni tipi di danza sollecitano aspetti del carattere come il romanticismo (valzer), l’estroversione (rock) o la sensualità (danze latinoamericane e tango); altre stimolano la disciplina (classico) o l’apertura mentale (contemporaneo); altre ancora hanno l’effetto primario di<strong> liberare le tensioni somatiche</strong> (hip-hop). Ogni persona deve trovare la propria strada danzante, dal semplice ballare in discoteca col proprio gruppo, al seguire veri e propri corsi. Quest’ultimo caso è potenzialmente preferibile perché presenta un percorso strutturato e annovera il confronto con figure di riferimento qualificate che possono sia guidare nei movimenti giusti, sia sostenere nei momenti in cui la motivazione scarseggia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Al di là di tutto e sopra ogni altra cosa, ballare è un toccasana perché è divertente. “Balla che ti passa” non è solo un motto, è una grande verità universale!</p>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-5" data-row="script-row-unique-5" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-5"));</script></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://www.orientazione.it/news-orientazione/benefici-della-danza-e-universita/">Fornire strumenti per affrontare l&#8217;università: i benefici della danza</a> proviene da <a href="https://www.orientazione.it">OrientAzione</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
