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	<title>OrientAzione</title>
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	<description>Le azioni per scegliere il tuo percorso universitario</description>
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	<title>OrientAzione</title>
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		<title>Competenze e microcredenziali</title>
		<link>https://www.orientazione.it/news-orientazione/competenze-e-microcredenziali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fab_Salvetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 May 2024 14:18:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News orientazione]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una nuova prospettiva per gli obiettivi di apprendimento: le microcredenziali certificano i risultati di una breve esperienza formativa</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.orientazione.it/news-orientazione/competenze-e-microcredenziali/">Competenze e microcredenziali</a> proviene da <a href="https://www.orientazione.it">OrientAzione</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Una nuova prospettiva per gli obiettivi di apprendimento</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>&#8220;Tutti siano educati in tutto totalmente”: la necessità di non smettere mai di imparare</strong></h2>
<p>Fra il Millecinquecento e il Milleseicento fu <strong>Comenio</strong> a intuire la necessità che l’<strong>educazione</strong> fosse <strong>permanente</strong>, celebre il suo motto: &#8220;Tutti siano educati in tutto totalmente”. Il pedagogista ceco arrivò addirittura a sostenere l’ipotesi di una “<strong>università celeste</strong>” &#8211; a cui ci si prepara con la vita &#8211; che costituirebbe il compimento supremo di una logica di permanenza educativa. Fra le sue idee, figlie del tempo ma anche di una straordinaria visionarietà, quella di <strong>pansofia</strong> (il sapere universale destinato a tutti, che abbraccia ogni conoscenza possibile, sia scientifica, sia umanistica). È dal pensiero di Comenio che si sviluppa il concetto di <strong><em>lifelong learning</em></strong>, oggi più che mai attuale, anche in considerazione dei rapidissimi mutamenti in cui siamo immersi. Formarsi continuamente, come normale processo di vita, è quindi qualcosa che tocca ogni persona, compreso chi fa l’insegnante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Macrocompetenze e microcompoetenze</strong></h2>
<p>Le <strong>macrocompetenze</strong> sono quelle ampie e strategiche, quelle necessarie allo svolgimento di un ruolo o all’acquisizione di un titolo di studio. Le <strong>microcompetenze</strong> sono più fini, focalizzate e possiamo considerarle come la declinazione specifica delle macrocompetenze.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Le microcredenziali</strong></h2>
<p>“<strong>Le microcredenziali certificano i risultati formativi di una breve esperienza di apprendimento</strong>”, si legge su <a href="https://education.ec.europa.eu/it/education-levels/higher-education/micro-credentials">European Education Area</a> (uno dei siti tematici dell’Unione Europea), dove si trova anche la raccomandazione sull’<a href="https://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-9237-2022-INIT/it/pdf">approccio europeo alle microcredenziali</a>. Proprio quello delle microcredenziali è un territorio di assoluto interesse che negli ultimi anni ha visto svilupparsi studi e iniziative.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Microcredenziali e studio scolastico</strong></h2>
<p>Sviluppato principalmente per far fronte alle esigenze del lavoro che cambia, l’approccio delle microcredenziali è interessante anche per la vita scolastica. Si tratta, in particolare, di abbracciare l’<strong>innovazione didattica e tecnologica</strong>, perché una delle possibili modalità di certificazione delle microcredenziali è attraverso gli <strong>Open Badge</strong> (<strong>micro-attestati che incorporano metadati che certificano esperienze o competenze della persona</strong>). Gli Open Badge sono verificabili da aziende, enti e organizzazioni accademiche e riportano:</p>
<ul>
<li>l’<strong>identità</strong> della persona</li>
<li>la <strong>data</strong> di rilascio</li>
<li>la <strong>competenza</strong> che rappresenta e il modo in è stata acquisita acquisita e verificata</li>
<li>i riferimenti di chi ha verificato la competenza</li>
<li>l’eventuale<strong> validità temporale</strong>.</li>
</ul>
<p>La tecnologia degli Open Badge fa riferimento alla <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Blockchain"><strong>blockchain</strong></a>, rendendo impossibile la falsificazione. Già oggi gli Open Badge sono ampiamente diffusi anche in ambito universitario ed è quindi importante conoscerne l’esistenza, le applicazioni e le caratteristiche. Ma… a scuola? Beh, a scuola… sono già presenti! <strong>Sul sito </strong><a href="https://www.invalsiopen.it/riscatto-open-badge-invalsi/"><strong>Invalsi</strong></a><strong> studenti e studentesse possono scaricare (o come il gergo vuole: “riscattare”) gli Open Badge</strong> con la certificazione dei livelli di competenza di italiano, matematica e inglese. Nell’attività scolastica è possibile ipotizzare Open Badge per la frequenza di corsi specifici, laboratori, iniziative speciali; queste stesse certificazioni possono contribuire a identificare professionalità e competenze particolari nel personale docente.<br />
Fra le caratteristiche che rendono gli Open Badge appetibili:</p>
<ul>
<li>sono basati su <strong>standard verificabili</strong></li>
<li>sono un elemento di <strong>gamification</strong> educativo-formativa</li>
<li>sono <strong>riconosciuti</strong> in Italia e all’estero</li>
<li>possono essere <strong>aggiunti a curriculum e spazi web</strong> personali (anche su un social come <a href="https://blog.bestr.it/it/2017/05/24/come-aggiungere-un-badge-su-linkedin">LinkedIn</a>).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Microcompetenze e microcredenziali: uno sviluppo possibile nel mestiere di insegnante</strong></h2>
<p>Immagina quindi di definire, oltre alla tradizionale attività didattica, un set di microcompetenze per la tua classe, immagina di poter trasformare tutto questo in microcredenziali e immagina di giocare con studenti e studentesse alle prese con blockchain e Open Badge.<br />
A questo punto a te che hai un <em>background</em> significativo in fatto di insegnamento, non potrà che essere venuto alla mente il concetto di <strong>deuteroapprendimento</strong>, perché… sì, se riuscirai a fare tutto questo, avrai acquisito una nuova competenza (strutturare microcredenziali) ma anche una nuova modalità di fare il tuo lavoro. E allora – perché no – immagina sin d’ora il tuo Open Badge che certifica proprio questo!</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Scegliere un corso di laurea è limitare i futuri possibili?</title>
		<link>https://www.orientazione.it/news-orientazione/scegliere-un-corso-di-laurea-e-limitare-i-futuri-possibili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fab_Salvetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 May 2024 12:55:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Studenti e studentesse]]></category>
		<category><![CDATA[News orientazione]]></category>
		<category><![CDATA[cono dei futuri]]></category>
		<category><![CDATA[studiare]]></category>
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		<category><![CDATA[scegliere università]]></category>
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		<category><![CDATA[scegliere l'università]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La risposta è NO, anzi, laureandoti puoi moltiplicare i tuoi futuri!</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La risposta è NO, anzi, laureandoti puoi moltiplicare i tuoi futuri!</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Abbiamo esplorato poche settimane fa un tema rilevante, quello della (presunta) dicotomia fra studio verticale e multipotenzialità, vogliamo adesso lo sguardo in avanti, proiettandoci dapprima al momento della tua <strong>discussione di tesi </strong>e poi negli anni successivi, quelli in cui svilupperai ancor di più il tuo potenziale immergendoti nel<strong> mondo del lavoro</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>VUCA e BANI: teorie dell’oggi per capire il domani</strong></h2>
<p>Un buon metodo per immaginare il futuro che sarà, e farlo in maniera “plausibile”, è<strong> partire da ciò che siamo oggi</strong>. Fra le teorie più accreditate quella che <strong>descrive il nostro come un tempo VUCA</strong> e quella che lo disegna come <strong>BANI</strong>. Cerchiamo di conoscerle un po’ meglio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>VUCA:</strong> <strong>Volatility, Uncertainty, Complexity, Ambiguity</strong></h2>
<p>Con questo ormai popolare acronimo si descrive la contemporaneità come pervasa da <strong>volatilità</strong>, <strong>incertezza</strong>, <strong>complessità</strong> e <strong>ambiguità</strong>. Coniato negli anni Ottanta, VUCA sosteneva l’idea che imprese e <em>leader</em> dovessero incarnare caratteristiche di <strong>reattività</strong> e <strong>flessibilità</strong> per sopravvivere con successo a tempi mutevoli, difficili da comprendere e pieni di pulsioni contrastanti. Se presente e futuro sono VUCA, allora<strong> il cambiamento rappresenta la normalità e per andare avanti è necessario essere agili, avere una <em>forma-mentis</em> adatta alla mutevolezza</strong>.<br />
Curiosità: esiste una <strong>versione 2.0 del modello VUCA</strong>, in cui la sigla è composta da Vision, Understanding, Courage, Adaptability (ovvero visione, comprensione, coraggio, adattabilità).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>BANI: Brittleness, Anxiety, Non-linearity, Incomprehensibility</strong></h2>
<p>Si tratta di un’evoluzione del modello VUCA: Brittleness, Anxiety, Non-linearity e Incomprehensibility (<strong>Fragilità</strong>, <strong>Ansia</strong>, <strong>Non linearità</strong> e <strong>Incomprensibilità</strong>). Secondo il paradigma <a href="https://medium.com/@cascio/facing-the-age-of-chaos-b00687b1f51d">BANI</a>:</p>
<ul>
<li>“la fragilità emerge dalla dipendenza da un singolo punto critico di fallimento” e “spesso deriva dagli sforzi per massimizzare l’efficienza, per strappare ogni ultimo frammento di valore – denaro, potere, cibo, lavoro – da un sistema”</li>
<li>“in un mondo ansioso ogni scelta appare potenzialmente disastrosa”</li>
<li>“in un mondo non lineare, causa ed effetto sono apparentemente disconnessi o sproporzionati”</li>
<li>“cerchiamo di trovare risposte ma le risposte non hanno senso”.</li>
</ul>
<p>“Sta accadendo qualcosa di enorme e potenzialmente travolgente. <strong>Tutti i nostri sistemi, dalle reti globali del commercio e dell’informazione alle connessioni personali che abbiamo con i nostri amici, famiglie e colleghi, tutti questi sistemi stanno cambiando, dovranno cambiare. Fondamentalmente. Completamente. Dolorosamente, a volte</strong>.</p>
<p>È qualcosa che potrebbe aver bisogno di un nuovo linguaggio per essere descritto. È qualcosa che richiederà sicuramente un nuovo modo di pensare per essere esplorato”.</p>
<p><strong>Agilità, apertura mentale, empatia e la cura delle cosiddette <em>soft skills</em> sono i requisiti per non soccombere in un mondo BANI</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Il ruolo delle scelte nella creazione del futuro</strong></h2>
<p>Senza entrare in una discussione &#8211; che sarebbe qui fuori luogo – di stampo filosofico, possiamo riflettere sul ruolo che le scelte hanno nel determinare il futuro. C’è però una metafora da affinare, se la seduttività del “<strong>modello <em>sliding doors</em></strong>” è decisamente ammaliante, la precisione simbolica non lo è altrettanto. <em>Sliding doors</em> significa occasioni uniche da prendere al volo, <em>chance</em> che non si ripresentano mai più; forse non è proprio così… <strong>Forse la metafora più adatta per visualizzare il ruolo delle scelte nella creazione del futuro è quella della carta geografica</strong>, una mappa in cui si conosce il punto di partenza; ebbene, <strong>ogni scelta può determinare il punto di arrivo ma è anche probabile che determini, invece, semplicemente il tragitto</strong> necessario per arrivare in una determinata area. Sì, forse in tempi VUCA o BANI, la metafora più adatta è quella che fa coesistere lo schema aut-aut con uno schema più incerto, in cui non è in discussione la meta ma semplicemente il percorso, in cui <strong>non c’è un punto d’arrivo ma un’area di destinazione</strong>. Destino aperto e destino chiuso sono, infatti, entrambe possibilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Le scelte intertemporali e il futuro</strong></h2>
<p>Ci sono scelte, definite “<strong>intertemporali</strong>”, che<strong> hanno effetti positivi e tangibili dopo molto, molto tempo</strong>. Studiare all’università può essere una di queste, quantomeno se la si guarda solo dal versante ottenimento della laurea – avvio della carriera lavorativa. C’è però un modo per cambiare la prospettiva, è quello di <strong>considerare non lo scopo finale ma tutto ciò che si incontra negli anni di studio: persone, sfide, conoscenza, crescita, occasioni, esperienze… </strong>Insomma, anche chi non ha un carattere adatto a fare scelte intertemporali, può investire sul futuro semplicemente cambiando prospettiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La percezione del fallimento è la chiave di volta per costruire il futuro?</strong><br />
La chiave di volta è probabilmente<strong> il modo in cui si percepisce l’errore</strong>: a volte sono proprio le scelte sbagliate ad aprire la strada di un futuro radioso, perché dagli errori si impara, perché integrare un errore nel proprio percorso significa essere <strong>resilienza</strong>, <strong>antifragilità</strong>, essere cioè adatti a tempi come quelli che stiamo vivendo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Come ipotizzare il futuro con un cono</strong></h2>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-90751" title="Il cono dei futuri" src="https://www.orientazione.it/wp-content/uploads/2024/05/Cono-dei-futuri.jpg" alt="Il cono dei futuri" width="638" height="359" srcset="https://www.orientazione.it/wp-content/uploads/2024/05/Cono-dei-futuri.jpg 960w, https://www.orientazione.it/wp-content/uploads/2024/05/Cono-dei-futuri-300x169.jpg 300w, https://www.orientazione.it/wp-content/uploads/2024/05/Cono-dei-futuri-768x432.jpg 768w, https://www.orientazione.it/wp-content/uploads/2024/05/Cono-dei-futuri-350x197.jpg 350w" sizes="(max-width: 638px) 100vw, 638px" /></p>
<p>Tra le varie teorie che tentano di incardinare l’evoluzione dei fatti, delle persone e della storia stessa in schemi comprensibili, c’è quella del <a href="https://thevoroscope.com/2017/02/24/the-futures-cone-use-and-history/"><strong>cono dei futuri</strong></a>.</p>
<p>Il cono dei futuri, partendo dal <strong>futuro potenziale</strong> (tutto ciò che può accadere), identifica:</p>
<ul>
<li>i <strong>futuri assurdi</strong><br />
ciò che potenzialmente può accadere ma si ritiene impossibile</li>
<li>i <strong>futuri possibili</strong><br />
ciò che prima o poi “potrebbe” accadere (la videochiamata, per esempio, era impossibile da realizzare alcuni decenni fa ma si intuiva che prima o poi sarebbe divenuta realtà)</li>
<li>i <strong>futuri plausibili</strong><br />
ciò che ragionevolmente pensiamo possa accadere (sulla base di ciò che conosciamo)</li>
<li>il <strong>futuro previsto</strong><br />
la perfetta continuazione del passato attraverso il presente (“tutto rimarrà così, niente cambierà”)</li>
<li>i <strong>futuri probabili</strong><br />
ciò che riteniamo accadrà realmente, qualcosa di più probabile rispetto ai futuri plausibili</li>
<li>i <strong>futuri preferibili</strong><br />
ovvero tutto ciò che desideriamo che accada e che vorremmo contribuire a realizzare.</li>
</ul>
<p>Questa metafora visiva rende bene l’idea di quanto spazio tu abbia per determinare il tuo futuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Ma quindi: scegliere un corso di laurea è limitare i futuri possibili?</strong></h2>
<p>No, è moltiplicarli! Lo è per un motivo semplice e oggettivo: <strong>acquisire conoscenze amplia le possibilità</strong>. La conoscenza e il diploma stesso di laurea sono <strong>elementi in più che ti consentono di adattarti e di adattare i tuoi futuri</strong>. Avere strumenti in più arricchisce, sempre, non impoverisce ma moltiplica le possibilità (così come lo fanno le situazioni e le persone che si incontrano nell’esperienza universitaria)!</p>
<p>Sulla base di tutto questo non possiamo che invitarti ad accogliere, fra gli strumenti che avrai per incidere sul tuo futuro, lo studio universitario. <strong>Scegli in libertà, tieni presente i consigli che ti arrivano dalle attività di orientamento e poi buttati a viso aperto verso il tuo domani</strong>, con la certezza che ogni giorno, ogni ora, ogni minuto che passerai fra le mura accademiche o sui libri, sarà un passo memorabile, qualcosa che in futuro ricorderai con gioia e – soprattutto – <strong>gratitudine</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Il peso del presente sull’evoluzione del futuro</strong></h2>
<p>Tutto bello sin qui, non trovi? Ma… <strong>se ci sono gravi situazioni di disagio, sofferenza, povertà o malattia, esiste davvero la possibilità di incidere sul proprio futuro?</strong> La risposta è sì, <strong>la possibilità di incidere sul proprio futuro esiste anche quando il punto di partenza è una situazione poco felice</strong>. Senza nulla togliere alla pesantezza che il presente può avere sul futuro, è sempre possibile fare piccoli <em>step</em> di avvicinamento verso il futuro che si desidera. Come ebbe a dire qualcuno, <em>un piccolo passo non ti fa arrivare alla meta, però ti allontana dal posto in cui sei</em>. Fra le agevolazioni da segnalare, sia gli <strong>sportelli di sostegno psicologico</strong> presenti in moltissime scuole e università, sia le <strong>aziende regionali per il diritto allo studio</strong>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il benessere di chi insegna</title>
		<link>https://www.orientazione.it/insegnanti/il-benessere-di-chi-insegna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marcopolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Apr 2024 13:09:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News orientazione]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[orientazione]]></category>
		<category><![CDATA[stress]]></category>
		<category><![CDATA[stress scolastico]]></category>
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		<category><![CDATA[orientamento scolastico]]></category>
		<category><![CDATA[insegnamento]]></category>
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		<category><![CDATA[burnout docenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La bellissima professione dell’insegnante fra stress e soddisfazione</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.orientazione.it/insegnanti/il-benessere-di-chi-insegna/">Il benessere di chi insegna</a> proviene da <a href="https://www.orientazione.it">OrientAzione</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><em>La bellissima professione dell&#8217;insegnante fra stress e soddisfazione</em></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Insegnanti sotto stress: è allarme?</strong></h2>
<p>Sì e no, cerchiamo di capire perché.</p>
<p>Sì, è allarme per lo stress di chi insegna perché varie ricerche indicano che maestre, maestri, professori e professoresse sono troppo spesso sull&#8217;orlo di una crisi di nervi.</p>
<p>No, o meglio: ni, perché <strong>lo stress è un problema epocale che riguarda tutti</strong>, tanto da essere definito come &#8220;l&#8217;epidemia del 21° secolo&#8221; dalle più alte cariche sanitarie del pianeta; questo non cambia il disagio di chi insegna ma lo relativizza, rendendolo un dato trasversale (come dire: sì, chi insegna è sotto stress ma&#8230; è in &#8220;buona&#8221; compagnia).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Insegnanti sotto stress: in Italia e non solo</strong></h2>
<p>Dalla Nuova Zelanda al Regno Unito, i report confermano che <strong>lo stress è diffusissimo tra il personale docente</strong>, sintomi fisici, scoramento, eccesso di ore di lavoro, mancanza di supporto psicoemotivo e una cultura organizzativa &#8220;tossica&#8221;, sono problemi diffusi un po&#8217; ovunque. L&#8217;Italia non è da meno e gli ultimi dati indicano che <a href="%5bhttps:/www.orizzontescuola.it/quasi-il-50-degli-insegnantie-a-rischio-burnout-il-20-soffre-di-presenteismo-in-cattedra-anche-se-sta-male-i-dati-delluniversita-bicocca-di-milano/">1 insegnante su 2 è a rischio burnout</a> e che lo è anche <a href="https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/scuola-da-esaurimento-a-rischio-tre-presidi-su-nove-ea82e7d7?live">1 dirigente su 3</a>.</p>
<p>Questo quadro è allarmante e impone alla collettività una riflessione aperta, franca e definitiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Anatomia dello stress scolastico</strong></h2>
<p>Leggendo i risultati dei vari <em>paper</em>, ci sono alcuni elementi comuni che meritano di essere appuntati:</p>
<ul>
<li><strong>stress e insoddisfazione sono legati a doppio filo</strong>, l&#8217;uno alimenta l&#8217;altro ed entrambi portano a non amare più la professione</li>
<li>l&#8217;<strong>efficacia dei percorsi scolastici</strong> dipende anche dal <strong>benessere di chi insegna</strong></li>
<li>la <strong>qualità della vita e delle relazioni si riducono</strong> al crescere dei livelli di stress</li>
<li>il maggior carico di stress si sperimenta nelle <strong>scuole superiori</strong></li>
<li>lo stress percepito e il &#8220;presentismo&#8221; (imporsi di lavorare anche in malattia) crescono <strong>al crescere dell&#8217;età</strong></li>
<li><strong>insonnia</strong>, <strong>stanchezza</strong> cronica, <strong>irritabilità</strong>, <strong>emicranie</strong> e facilità al <strong>pianto</strong> sono i sintomi più comuni.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Lo stress e la sua storia</strong></h2>
<p>È del 1956 la prima teorizzazione dello stress, opera di <strong>Hans Seyle</strong>, che lo definì come &#8220;una risposta aspecifica del corpo&#8221; che si verifica rispetto a qualsiasi richiesta, cioè<strong> uno stato di iper-attivazione dell&#8217;organismo che non è legata alla percezione di un pericolo</strong> specifico ma che diventa persistente. Successiva le idee di &#8220;<strong>eustress</strong>&#8221; (quella quantità di tensione utile per fare le cose al meglio) e &#8220;<strong>distress</strong>&#8221; (il prolungarsi dello stress che porta all&#8217;esaurimento).</p>
<p>Quando lo stress (che comporta sintomi fisici, comportamentali e psicologici) viene sperimentato troppo a lungo, è allora che sorgono i problemi veri e propri perché <strong>la natura ha sviluppato la nostra capacità di sopportare lo stress in modo tale che questo non sia permanente </strong>ma funga da risposta funzionale a una situazione di pericolo. Scampato il pericolo, siamo predisposti per tornare in una situazione di assenza di stress. Purtroppo, il cosiddetto &#8220;logorio della vita moderna&#8221; ci porta a sperimentare uno stress pressoché continuo, stato non previsto dalla nostra fisiologia, cui conseguono danni fisici e psicologici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Il burnout</strong></h2>
<p>Termine che da qualche anno è uscito dai testi di psicologia per entrare nel vocabolario comune, <a href="https://icd.who.int/browse/2024-01/mms/en#129180281"><strong>burnout</strong></a><strong>  indica uno stato estremo di esaurimento</strong>. <strong>Entusiasmo</strong>, prime delusioni (<strong>stagnazione</strong>) e <strong>frustrazione</strong> sono le 3 fasi tipiche del burnout che portano alla fase finale, detta <strong>disimpegno</strong>, che è la peggiore in assoluto da sperimentare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Insegnanti: fronteggiare lo stress</strong></h2>
<p>Qualche tempo fa abbiamo messo a disposizione un piccolo <a href="/news-orientazione/insegnare-e-gestire-lo-stress-il-piccolo-manuale-con-7-consigli/">manuale per la gestione dello stress</a>, si tratta di una guida pratica per concedersi tempo e attenzioni. Aggiorniamo i consigli con una considerazione legata alla cosiddetta &#8220;<strong>teoria polivagale</strong>&#8220;, secondo cui al sistema simpatico (che si attiva in condizioni di pericolo e presiede le reazioni di lotta e fuga) e a quello parasimpatico (il &#8220;funzionamento&#8221; normale dell&#8217;organismo, quando non ci sono pericoli) si affianca una terza modalità, detta <strong>dorsovagale</strong>, che genera il collasso, o <em>freezing</em> (per alcuni animali è la morte apparente che scoraggia i predatori). Senza entrare nel dettaglio delle caratteristiche fisiologiche del nervo vago e della teoria di <strong>Stephen W. Porges </strong>(colui che l&#8217;ha elaborata), ciò che possiamo dire è che <strong>se c&#8217;è un modo di uscire da questa melma di stress, l&#8217;unica maniera per trovarlo è in una dimensione di gruppo</strong>. Ciò che gli studiosi della teoria polivagale ci insegnano è infatti che <strong>il &#8220;freno vagale&#8221; (ciò che ci rende resilienti e ci permette di sperimentare il benessere) può essere attivato con relazioni sociali positive; sentirsi &#8220;al sicuro&#8221; e sperimentare il piacere di stare in mezzo alle persone, sentendole come amiche, è fondamentale</strong> per allontanarsi da quegli stati fisiologici che sono legati alla paura.</p>
<p>Come detto prima però, tutta la collettività è chiamata a fare qualcosa per invertire la tendenza. Ci sono cose, infatti, su cui sarebbe opportuno impegnarsi:</p>
<ul>
<li><strong>la semplificazione burocratica<br />
</strong>l&#8217;eccesso di burocrazie è spesso una zavorra demotivante,<strong> semplificare il mestiere di insegnant</strong>e può aiutare chi sta in cattedra a concentrare le energie sull&#8217;oggetto del proprio lavoro, che è condividere il sapere</li>
<li><strong>l&#8217;alleggerimento delle responsabilità<br />
</strong>figlia, probabilmente, anch&#8217;essa di un eccesso di burocrazia, l&#8217;attribuzione di responsabilità extra-didattiche a chi conduce una classe, è un vero e proprio fardello che impedisce di insegnare con la giusta tranquillità</li>
<li><strong>la mitigazione delle pretese<br />
</strong>chiunque abbia figli o figlie, può e deve impegnarsi per<strong> rivolgersi ai docenti con correttezza, gentilezza e rispetto</strong>, in modo da riconoscere a professori e professoresse l&#8217;importanza e l&#8217;autonomia indispensabili per lavorare senza tensioni (<strong>quando il proprio ruolo è rispettato e riconosciuto si sperimenta una sensazione di autoefficacia</strong> che allontana lo stress)</li>
<li><strong>la predisposizione di supporti professionali<br />
</strong>dallo <strong>sportello di ascolto</strong> per insegnanti all&#8217;organizzazione di attività formative per la corretta gestione dello stress, è possibile fare molto per migliorare la qualità della vita del corpo docente</li>
<li><strong>la diffusione della consapevolezza</strong><br />
se c&#8217;è bisogno di acquisire <em>soft skills</em> specifiche per riconoscere e gestire lo stress, c&#8217;è altrettanta necessità di capire &#8211; sotto il profilo normativo &#8211; cosa sia lo <a href="https://olympus.uniurb.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=1210&amp;Itemid=56">stress lavoro-correlato</a>.</li>
</ul>
<p>Per sopravvivere allo stress &#8211; in sintesi &#8211; servono quindi una serie di interventi, che riguardano:</p>
<ul>
<li><strong>la consapevolezza personale<br />
</strong>conoscere e riconoscere i segnali dello stress</li>
<li><strong>le modalità di &#8220;scarico&#8221;<br />
</strong>praticare le attività che &#8220;liberano il corpo dalle tossine dello stress&#8221;</li>
<li><strong>la costruzione degli argini<br />
</strong>imparare le tecniche di gestione, quelle che costruiscono un argine allo stress, coltivare relazioni</li>
<li><strong>le questioni strutturali<br />
</strong>ri-definire il lavoro e le condizioni in cui si lavora in modo che siano centrate sulle persone</li>
<li><strong>la gentilezza</strong><br />
beh, su questo non c&#8217;è molto da aggiungere, no?</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Insegnare è un bene comune</strong></h2>
<p>Sì, tu che insegni lo sai bene: il tuo ruolo è indispensabile, ciò che fai è un vero e proprio <strong>patrimonio dell’umanità</strong>. Speriamo quindi di averti dato qualche spunto per riconoscere lo stress e magari&#8230; allontanarlo dalle tue giornate.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.orientazione.it/insegnanti/il-benessere-di-chi-insegna/">Il benessere di chi insegna</a> proviene da <a href="https://www.orientazione.it">OrientAzione</a>.</p>
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		<title>Lo studio verticale e la multipotenzialità</title>
		<link>https://www.orientazione.it/news-orientazione/lo-studio-verticale-e-la-multipotenzialita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fab_Salvetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Mar 2024 14:44:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Studenti e studentesse]]></category>
		<category><![CDATA[News orientazione]]></category>
		<category><![CDATA[studiare]]></category>
		<category><![CDATA[studio]]></category>
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		<category><![CDATA[multipotenzialità]]></category>
		<category><![CDATA[multipotenziale]]></category>
		<category><![CDATA[Ronald H. Fredrickson]]></category>
		<category><![CDATA[Emilie Wapnick]]></category>
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		<category><![CDATA[università]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È una delle parole più in voga degli ultimi tempi e indica uno stato dell'essere che implica curiosità, brillantezza e una certa attitudine all'annoiarsi con facilità. Come capita spesso per teorie e concetti affascinanti, il riconoscersi nella multipotenzialità ha però un lato B: rischia di essere un alibi. Cerchiamo di capire un po' meglio cosa significa essere multipotenziali e quali sono le buone prassi per assecondare (o fronteggiare) questa modalità.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-0"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ><p><em>È una delle parole più in voga degli ultimi tempi e indica uno stato dell&#8217;essere che implica curiosità, brillantezza e una certa attitudine all&#8217;annoiarsi con facilità. Come capita spesso per teorie e concetti affascinanti, il riconoscersi nella multipotenzialità ha però un lato B: rischia di essere un alibi. Cerchiamo di capire un po&#8217; meglio cosa significa essere multipotenziali e quali sono le buone prassi per assecondare (o fronteggiare) questa modalità.</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Mi contraddico?</em><br />
<em>Molto bene, allora, mi contraddico,</em><br />
<em>sono largo, contengo moltitudini.</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Song of myself &#8211; Walt Whitman</em></p>
<p>
</div><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2><strong>La definizione di multipotenzialità</strong></h2>
<p>Il concetto risale agli anni Settanta e fu introdotto da <strong>Ronald H. Fredrickson</strong>, all&#8217;epoca docente all&#8217;Università del Massachusetts, nel saggio <strong>Recognizing and Assisting Multipotential Youth</strong> (1972). Successivamente l&#8217;idea viene trattata in un <a href="https://files.eric.ed.gov/fulltext/ED092827.pdf">paper su orientamento e consulenza di carriera</a>. Fredrickson definisce così le persone multipotenziali: &#8220;<strong>qualsiasi individuo che, se dotato di un ambiente appropriato, può selezionare e sviluppare un gran numero di competenze a un livello elevato</strong>&#8221; ed elabora una procedura in 5 passi per un approccio corretto alla consulenza orientativa per persone multipotenziali:</p>
<ol>
<li>preparazione</li>
<li>consapevolezza</li>
<li>esplorazione</li>
<li>test di realtà</li>
<li>conferma.</li>
</ol>
<p>Nel lavoro di Fredrickson si mette in luce come &#8220;un individuo multipotenziale può scegliere in modo del tutto casuale la propria vocazione e poi cercare di acquisire le qualifiche e le competenze che consentiranno di avere successo in quel settore&#8221; ma anche che &#8220;più alta è l&#8217;istruzione raggiunta, meno variabilità si rileva nella scelta professionale&#8221;.</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-0" data-row="script-row-unique-0" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-0"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-1"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-8 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2><strong>Il ritorno della multipotenzialità</strong></h2>
<p>Accantonato per qualche decennio, il paradigma della multipotenzialità è tornato in primo piano con il<strong> TED di Emilie Wapnick </strong>del 2015 dal titolo &#8220;<a href="https://www.ted.com/talks/emilie_wapnick_why_some_of_us_don_t_have_one_true_calling?language=it"><strong>Perché alcuni di noi non hanno un&#8217;unica vera vocazione</strong></a>&#8220;. La Wapnick individua i 3 &#8220;superpoteri&#8221; legati alla multipotenzialità:</p>
<ol>
<li>la <strong>sintesi di idee</strong> innovative dovuta alla capacità di trovare intersezioni fra campi diversi</li>
<li>la rapidità di <strong>apprendimento</strong></li>
<li>l&#8217;<strong>adattabilità</strong>.</li>
</ol>
<p>
</div></div></div></div></div></div><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-4 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode-single-media  text-left"><div class="single-wrapper" style="max-width: 400px;"><div class="tmb tmb-light  img-circle tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper img-circle"><img decoding="async" class="wp-image-90706" src="https://www.orientazione.it/wp-content/uploads/2024/03/Studio-verticale-multipotenzialita.jpg" width="700" height="700" alt="Lo studio verticale e la multipotenzialit&Atilde;&nbsp;" srcset="https://www.orientazione.it/wp-content/uploads/2024/03/Studio-verticale-multipotenzialita.jpg 700w, https://www.orientazione.it/wp-content/uploads/2024/03/Studio-verticale-multipotenzialita-300x300.jpg 300w, https://www.orientazione.it/wp-content/uploads/2024/03/Studio-verticale-multipotenzialita-150x150.jpg 150w, https://www.orientazione.it/wp-content/uploads/2024/03/Studio-verticale-multipotenzialita-350x350.jpg 350w, https://www.orientazione.it/wp-content/uploads/2024/03/Studio-verticale-multipotenzialita-348x348.jpg 348w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-1" data-row="script-row-unique-1" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-1"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-2"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2><strong>Perché la multipotenzialità è popolare proprio oggi?</strong></h2>
<p>Anche se non è così immediatamente identificabile, <strong>il fatto che la multipotenzialità sia popolare deve molto a Internet</strong>. Prima della rete, infatti, la narrazione imperante era quella della specializzazione, che arrivava a<strong> identificare una persona con la propria professione</strong>: &#8220;Giorgio è un postino&#8221;, &#8220;Antonella è una docente universitaria&#8221;, &#8220;Matteo è un massaggiatore&#8221;. Ebbene, se prima si era ciò che si faceva, <strong>con la rete l&#8217;identità ha vissuto uno sblocco</strong> e Giorgio, che fino a poco tempo prima era un portalettere e basta, oggi può essere anche un esperto riconosciuto di musica rock; Antonella, smessi i panni accademici può essere un&#8217;apprezzata pasticcera; Matteo un insegnante di latino-americana. <strong>Internet ha fatto sì che queste identità &#8220;aggiuntive&#8221; rispetto a quella principale, potessero trovare una dimensione sociale grazie al fatto che la rete permette di essere in contatto con persone da interessi affini ai propri</strong>. Potersi confrontare con altre persone, magari in altre parti del mondo, con cui si condividono passioni, talenti e interessi, ha permesso &#8211; a livello generalizzato &#8211; di avere quel riconoscimento sociale che &#8220;equilibra&#8221; l&#8217;identità troppo spesso confinata al lavoro.</p>
<p>La multi-identità è corroborata, per esempio, anche da quel <strong>tratto che Ipsos Flair 2024 definisce</strong> &#8220;<a href="https://www.youtube.com/live/0X5CVIbTN6A?feature=shared&amp;t=4274"><strong>pluralizzazione delle personalità</strong></a>&#8220;. Da non trascurare anche il fatto che <strong>sempre più si sviluppano sensibilità e attenzione verso quelle caratteristiche individuali che solo pochi anni fa erano diffusamente percepite come &#8220;diversità&#8221; </strong>(o addirittura &#8220;anomalie&#8221;) e che oggi sono pura &#8220;normalità&#8221;. Infine, un dato epocale: <strong>nel mondo del lavoro c&#8217;è sempre più bisogno di figure con uno sguardo globale e interdisciplinare </strong>sulle cose, anche perché governare la complessità è difficile se ci sono solo competenze specialistiche.</p>
<p>Ecco allora che il concetto di multipotenzialità, può essere compreso e accettato oggi come non mai.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Specializzazione VS multipotenzialità</strong></h2>
<p>Fino a poco tempo fa, quando l&#8217;idea di multipotenzialità era considerata &#8220;originale&#8221;, la convinzione diffusa era che ogni persona avesse una sola vocazione, fosse cioè nata per fare una sola cosa. Appresa culturalmente, <strong>questa convinzione era considerata alla stregua di un assioma e non veniva messa in discussione</strong>; ergo, chi non rientrava in questo schema, perché non riconosceva in sé la prevalenza di una sola attitudine o passione, faticava a adattarsi alla &#8220;specializzazione&#8221;. <strong>Poteva capitare che chi si sentiva pervaso da una pluralità di passioni, pensasse di essere in errore</strong>, addirittura che ci potesse essere un problema relativo alla propria identità. <strong>Capire e accettare una condizione di multipotenzialità ha permesso a molte persone di non sentirsi &#8220;sbagliate&#8221;, e a tutte le altre di accogliere una modalità altra da sé ma ugualmente valida</strong>. Il fatto che la multipotenzialità sia così popolare, equivale quindi a un&#8217;occasione per l&#8217;intera collettività.</p>
<p><strong>Rimane però valida e altrettanto legittima la specializzazione</strong>, che ha permesso di sviluppare conoscenze approfondite su discipline specifiche, garantendo benessere e vantaggi per tutti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Studio verticale e studio multipotenziale</strong></h2>
<p>Se ti piace la matematica, se impazzisci per la biologia o la linguistica, hai ben presente cosa significhi passare ore sui libri e non sentire la fatica. Il metodo che la tua personalità porta con sé ti aiuta, del resto, a studiare con sistematicità anche le materie per cui non provi una passione strabordante. <strong>Se invece ti infiammi per un singolo aspetto di una disciplina, ti immergi nella sua conoscenza e poi senti che è il momento di passare ad altro, è possibile che tu incarni la multipotenzialità</strong>. Se davvero sei multipotenziale, è importante che tu prenda in mano ciò che ti annoia, sia per ovvie questioni di sopravvivenza scolastica, sia perché conoscere nozioni e informazioni di ciò che non ti stimola, potrebbe far scattare altre scintille (e tu sai bene di cosa parliamo).</p>
<p>Trovare un metodo di studio può essere dura se hai le caratteristiche della multipotenzialità, ma devi fare uno sforzo perché come puoi ben comprendere <strong>imparare a imparare </strong>(io cosiddetto deuteroapprendimento)<strong> è necessario</strong>. Una prospettiva che ti consideriamo di valutare è questa: <strong>come posso usare la cosa che dovrei studiare e che mi annoia, per arricchire la cosa che mi piace?</strong> Vuoi un esempio? Ecco qua: se adori disegnare, dipingere e illustrare ma trovi ardua la statistica, prova a pensare a quante cose belle potresti fare trasformando la statistica in infografiche. Non ti basta? Eccone un altro: se ti batte il cuore per il cinema ma fatichi a comprendere la fisica, pensa a come potrebbe aiutarti nella gestione di luce e inquadrature approfondire l&#8217;ottica. Se riesci nell&#8217;esercizio creativo di trasformare ciò che non ti esalta in qualcosa che può dare valore a quello che ami, beh&#8230; gran parte del lavoro è fatto. Al di là di questo espediente, trovare il tuo metodo di studio è davvero importante, è una cosa su cui vale la pena di spendere tempo ed energie.</p>
<p>Altri consigli per multipotenziali sono:</p>
<ul>
<li>le <strong>mappe mentali</strong> (utili a creare rappresentazioni spazio visuali della conoscenza e a organizzarla in categorie)</li>
<li>la <strong>concentrazione dello studio su unità di conoscenza</strong> (le persone multipotenziali amano &#8220;abbuffarsi&#8221; di singoli argomenti che le esaltano), in modo da esaurire la fame di conoscenza ed essere pronti per passare ad altro.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Multipotenzialità e orientamento</strong></h2>
<p>Se le attività di orientamento sono fondamentali per chi si riconosce in un&#8217;unica passione e attitudine, perché <strong>spesso la concretezza del lavoro di un orientatore o di un&#8217;orientatrice illumina aree inesplorate del futuro</strong>, per chi è multipotenziale <strong>l&#8217;orientamento è addirittura indispensabile</strong>. L&#8217;orientamento, infatti, <strong>aiuta a trovare una propria strada anche quando si sente che le strade sono molte, forse troppe</strong>. Con un buon lavoro di orientamento, <strong>scegliere un corso di laurea adatto alla multipotenzialità è possibile</strong>. Continua a seguire le proposte di <a href="https://www.orientazione.it/">Orientazione </a>e le attività di <a href="https://www.cisiaonline.it/">CISIA</a> per cogliere al volo l&#8217;occasione di confrontarti con i tuoi mille futuri possibili <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Multipotenzialità: una caratteristica e non un alibi</strong></h2>
<p>Essere multipotenziali significa avere tante passioni, conoscere tante cose, saperne fare altrettante, essere in grado di cogliere relazioni originali tra fatti, gioire imparando. Ma, come detto, significa anche <strong>noia</strong>; quella noia (o semplicemente un drastico calo di interesse) che prende all’improvviso per lasciare spazio a nuovi entusiasmi. Diciamolo: <strong>chi non vorrebbe riconoscersi in questa figura un po’ folle e un po’ genialotta che riecheggia il “dotto” rinascimentale?</strong> Volersi riconoscere in alcune caratteristiche è però differente rispetto a possederle realmente. <strong>Se non hai voglia di studiare e fatichi a impegnarti, non significa che tu sia multipotenziale</strong>; se ti annoi facilmente idem. Magari hai semplicemente bisogno di trovare la tua strada (la vocazione con la V maiuscola), incontrare la materia o l’insegnante giusto che ti stimoli ma non è detto che tu possieda una personalità multipotenziale.</p>
<p><strong>Monopassionalità o multipotenzialità sono semplici caratteristiche</strong>, né l’una né l’altra sono sbagliate, o limitanti. Accogli con amore ciò che sei veramente e fatti aiutare a individuare la strada giusta. E… importantissimo: <strong>multipotenziale non significa più intelligente!</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Le difficoltà delle persone multipotenziali</strong></h2>
<p>Terminiamo con un accenno alle difficoltà di chi è multipotenziale. Già accennato al fatto che solo pochi anni fa la situazione era davvero poco rosea, essendo ancora oggi preponderante il paradigma della specializzazione “verticale”, non sempre è facile sentirsi a proprio agio nei panni della multipotenzialità.</p>
<ul>
<li><strong>la difficoltà a riconoscersi in un gruppo</strong><br />
geometri, ingegneri, insegnanti, motociclisti… chi è multipotenziale non riesce a etichettarsi e fa fatica a sentirsi parte di un gruppo accomunato da una sola passione o una sola attività</li>
<li><strong>la difficoltà a essere riconosciuti</strong><br />
la caratteristica della multipotenzialità, specie in alcuni ambiti di lavoro, è considerata un limite e il grande potenziale di queste persone viene spesso sottovalutato</li>
<li><strong>l’isolamento</strong><br />
non si tratta di un isolamento sociale, sia chiaro, quanto la mancanza di opportunità di essere compresi; per esempio, nella “lettura” di un fenomeno la persona multipotenziale riesce individuare cause, concause o legami che l’ottica specialistica non percepisce e che quindi rifiuta, classificando tutto come inesistente</li>
<li><strong>l’autostima<br />
</strong>la personalità multipotenziale può soffrire della cosiddetta “sindrome dell’impostore”, avere cioè dubbi sulle proprie capacità e sul proprio valore (perché rischia di sentirsi non-esperta).</li>
</ul>
<p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-2" data-row="script-row-unique-2" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-2"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-3"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-8 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2><strong>Verticalità e multipotenzialità: il modello a “T”</strong></h2>
<p>Appendice doverosa rispetto al titolo di questo post: <strong>perché parliamo di verticalità? </strong>Come ci spiegherebbe bene George Lakoff, la metafora della verticalità ci lascia intuire al meglio l’idea di qualcosa che si concentra in un solo punto, e rappresenta perfettamente la personalità specialistica. Il modello a “T” (T-Shaped knowledge) è un modello che, attraverso una metafora visiva, illustra il sapere di due tipologie di persone: quelle specialistiche (la parte verticale della T) e quelle multipotenziali (la parte verticale della T); opponendo la conoscenza profonda di una materia e la competenza in varie discipline.</p>
</div></div></div></div></div></div><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-4 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode-single-media  text-left"><div class="single-wrapper" style="max-width: 100%;"><div class="tmb tmb-light  tmb-media-first tmb-media-last tmb-content-overlay tmb-no-bg"><div class="t-inside"><div class="t-entry-visual"><div class="t-entry-visual-tc"><div class="uncode-single-media-wrapper"><img decoding="async" class="wp-image-90710" src="https://www.orientazione.it/wp-content/uploads/2024/03/Studio-verticale-multipotenzialita02.jpg" width="450" height="550" alt="Il modello a " t della conoscenza: t-shaped knowledge :: orientazione cisia srcset="https://www.orientazione.it/wp-content/uploads/2024/03/Studio-verticale-multipotenzialita02.jpg 450w, https://www.orientazione.it/wp-content/uploads/2024/03/Studio-verticale-multipotenzialita02-245x300.jpg 245w, https://www.orientazione.it/wp-content/uploads/2024/03/Studio-verticale-multipotenzialita02-350x428.jpg 350w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></div>
					</div>
				</div></div></div></div></div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-3" data-row="script-row-unique-3" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-3"));</script></div></div></div><div data-parent="true" class="vc_row style-color-137913-bg row-container" id="row-unique-4"><div class="row-background background-element" style="opacity: 1;">
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										</div><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2><strong>Multipotenzialità in classe: qualche consiglio per insegnanti</strong></h2>
<p>Varietà, varietà e ancora varietà. Questo il consiglio più importante se in classe si hanno ragazzi o ragazze multipotenziali. <strong>Affrontare lo stesso tema sotto angolazioni diverse è un buon modo di offrire varietà senza penalizzare le personalità specialistiche</strong>. Ecco quindi, per esempio, che una lezione sulla <strong>Colonna infame</strong> si arricchisce di <strong>storia</strong> (sbocco comunque naturale dell’opera di Manzoni) di <strong>medicina</strong> (approfondendo o incaricando la classe di approfondire la peste e le sue terapie), <strong>grafica</strong> (esplorando lo stile delle illustrazioni), <strong>tecnica</strong> (studiando la stampa a caratteri mobili e i metodi di incisione con cui si realizzavano i libri), <strong>geografia</strong> e altro ancora.</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-4" data-row="script-row-unique-4" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-4"));</script></div></div></div>
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		<title>Presentazioni scolastiche ed equilibrio visivo: una piccola guida</title>
		<link>https://www.orientazione.it/insegnanti/presentazioni-scolastiche-ed-equilibrio-visivo-una-piccola-guida/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fab_Salvetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Mar 2024 15:40:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News orientazione]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
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		<category><![CDATA[grafici e tabelle]]></category>
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		<category><![CDATA[visual]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione visiva]]></category>
		<category><![CDATA[contenuti]]></category>
		<category><![CDATA[equilibrio visivo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.orientazione.it/?p=90688</guid>

					<description><![CDATA[<p>Abbiamo realizzato una piccola guida all'equilibrio visivo per le presentazioni scolastiche, da cui potrai prendere spunto per slide e lavori didattici...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.orientazione.it/insegnanti/presentazioni-scolastiche-ed-equilibrio-visivo-una-piccola-guida/">Presentazioni scolastiche ed equilibrio visivo: una piccola guida</a> proviene da <a href="https://www.orientazione.it">OrientAzione</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;aspetto visuale di una presentazione è parte del contenuto, è metainformazione, ed è educazione al pensiero.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>L&#8217;importanza dell&#8217;organizzazione spaziale dei contenuti</strong></h2>
<p>Immagina di dover cercare un contenuto specifico in un libro che non ha capitoli, paragrafi e indice. Beh, sarebbe un delirio, no? Sei certamente consapevole di quanto sia importante la struttura (possibilmente logica) di un contenuto testuale affinché questo possa essere fruibile e ben usabile.</p>
<p>Ma&#8230; è la stessa cosa quando dal piano dei testi si passa a quello della grafica? Non sempre, eppure <strong>la logica e la funzione dei corpi-carattere, delle gerarchie e degli spazi è fondamentale</strong> affinché un contenuto visuale sia ben fatto ed efficace. Non ci credi? Ecco un esempio: una delle prime copertine di &#8220;<a href="https://clarklibrary.ucla.edu/wp-content/uploads/2016/03/Chrzanowski-1553e-.jpg">The Boke Named the Governour</a>&#8220;, testo del 1530 di Thomas Elyot. Guardando l&#8217;immagine si comprende subito come la mancanza di un’organizzazione grafico-spaziale dei testi renda difficoltosa anche la semplice individuazione del titolo, cosa che non accade per ristampe più recenti come <a href="https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/S/compressed.photo.goodreads.com/books/1309342876i/11877735.jpg">questa</a>. All&#8217;epoca delle prime edizioni, essendo la stampa tipografica a caratteri mobili apparsa da poco in Europa, non erano ancora stati sviluppati né estetica né criteri di corretta comunicazione visuale. Può apparire assurdo ma il semplice individuare a colpo d&#8217;occhio il titolo di un libro, senza incorrere in dubbi o errori, è una conquista recente. <strong>Quando logiche e criteri vengono sviluppati e definiscono gli standard, fondano consuetudini che diventano elementi culturali condivisi</strong>.</p>
<p>Anche se non sempre ci facciamo caso, le <em>slide</em>, le dispense e i volantini che usiamo in classe sono immersi in queste consuetudini e prassi culturali, ma non sempre le rispettano, con il rischio di essere meno fruibili e scarsamente efficaci.</p>
<p>Per riflettere e darti qualche spunto operativo abbiamo realizzato una <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/2b07.png" alt="⬇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <a href="/wp-content/uploads/2024/03/Guida-equilibrio-visivo-nelle-presentazioni-scolastiche.pdf" download="Guida all'equilibrio visivo nelle presentazioni scolastiche" onclick="gtag('event', 'click', {'event_category': 'link', 'event_label': 'Guida all'equilibrio visivo nelle presentazioni scolastiche'});"><strong>piccola guida all&#8217;equilibrio visivo per le presentazioni scolastiche</strong></a> <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/2b07.png" alt="⬇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />, da cui potrai prendere spunto per <em>slide</em> e lavori didattici (ma non solo, all’interno troverai anche esempi di locandine e volantini di vario tipo), e che potrai usare come riferimento per guidare la classe a un corretto confezionamento dei contenuti.</p>
<p>Esploriamo adesso, per punti, alcuni elementi essenziali per realizzare buone presentazioni scolastiche:</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>I font</strong></h2>
<p>Scegliere un tipo di carattere adatto ai contenuti e a chi dovrà fruirne non è così banale, come per tutto ciò che è destinato a un target specifico, richiede innanzitutto un passo indietro: non si sta presentando sé stessi o sé stesse (con i propri gusti) ma si sta realizzando un prodotto per qualcun altro. Scegliere il font adatto al contenuto che si vuole veicolare significa tener presente destinatari ma anche il contesto (in questo caso l&#8217;istituto scolastico) in cui la presentazione avrà luogo. Il consiglio più ovvio è quello di <strong>evitare il &#8220;fumettoso&#8221; Comic Sans</strong> (più adatto alle primarie) e di<strong> optare per caratteri &#8220;bastonati&#8221; </strong>che conferiscono autorevolezza e la cui essenzialità costituisce uno stimolo visivo non pesante. Le famiglie di caratteri si dividono in &#8220;graziate&#8221; e &#8220;bastonate&#8221;, le prime comprendono tutti i font che alle estremità hanno &#8220;allungamenti&#8221; che ne abbelliscono l&#8217;aspetto ma non sono essenziali all&#8217;individuazione della singola lettera; le seconde annoverano tutti i caratteri la cui forma è costituita dalle sole linee necessarie a individuare la lettera rappresentata.</p>
<p>Qualche consiglio? <strong>Se stai parlando di storia la famiglia &#8220;Times&#8221; può essere l&#8217;ideale</strong>, conferisce solennità; <strong>per le materie scientifiche, letterarie e artistiche i caratteri bastonati (o quelli graziati ma dal tratto moderno) sono davvero il top</strong>.</p>
<p>Attenzione: se in classe c&#8217;è qualcuno con <strong>bisogni o disturbi specifici</strong> puoi optare per i font sviluppati ad hoc, che sono comunque ben leggibili per qualsiasi occhio ;-).</p>
<p>Ultima cosa: <strong>scegli un font, al massimo due e usa solo quello</strong>, eviterai l&#8217;effetto-sagra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Lo spazio vuoto</strong></h2>
<p>Hai presente un cofanetto che contiene un gioiello? Bene, se ci pensi è eccessivamente grande rispetto a ciò che ospita. Il motivo è semplice:<strong> lo spazio conferisce importanza, preziosità</strong>. Fai quindi &#8220;respirare&#8221; i contenuti isolandoli per dar loro la giusta importanza e per consentire una migliore leggibilità complessiva. Valorizza anche, ove possibile, lo <strong>spazio fra elementi grafico-testuali e i bordi dello spaio-pagina</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>L&#8217;organizzazione della pagina</strong></h2>
<p>In questo caso <strong>sono fondamentali le gerarchie</strong>, come visto per l&#8217;esempio del libro di Elyot. Ogni pagina (o <em>slide</em>) deve essere pensata per dare un&#8217;informazione precisa, non per contenere un brulichìo di dati. Sulla <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/2b07.png" alt="⬇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <a href="/wp-content/uploads/2024/03/Guida-equilibrio-visivo-nelle-presentazioni-scolastiche.pdf" download="Guida all'equilibrio visivo nelle presentazioni scolastiche" onclick="gtag('event', 'click', {'event_category': 'link', 'event_label': 'Guida all'equilibrio visivo nelle presentazioni scolastiche'});"><strong>piccola guida all&#8217;equilibrio visivo</strong></a> <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/2b07.png" alt="⬇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> puoi trovare alcuni esempi chiari e concreti per suddividere in maniera efficace lo spazio-pagina.</p>
<p>Tieni presente che di norma una pagina si legge a &#8220;Z&#8221; o a &#8220;F&#8221;, come troverai spiegato nella <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/2b07.png" alt="⬇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <a href="/wp-content/uploads/2024/03/Guida-equilibrio-visivo-nelle-presentazioni-scolastiche.pdf" download="Guida all'equilibrio visivo nelle presentazioni scolastiche" onclick="gtag('event', 'click', {'event_category': 'link', 'event_label': 'Guida all'equilibrio visivo nelle presentazioni scolastiche'});"><strong>guida scaricabile all&#8217;equilibrio visivo nelle presentazioni scolastiche</strong></a> <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/2b07.png" alt="⬇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />, organizza, quindi, i contenuti in modo da andare verso le attitudini di chi legge.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>I colori</strong></h2>
<p>Sappiamo che <strong>ogni colore determina reazioni specifiche</strong> e sappiano anche che, culturalmente, condividiamo alcune convenzioni legate alle cromìe: <strong>blu e grigio sono colori legati all&#8217;autorevolezza</strong>, <strong>il rosso attiva e allarma</strong>, <strong>il verde fa ecologia</strong>… Scegli un colore (o al massimo una palette di 3 colori) e vai avanti con quello, eviterai l&#8217;effetto-arlecchino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Grafici e tabelle</strong></h2>
<p>Ogni tipo di grafico (istogramma, a torta, a blocchi e così via) può risultare utile per comprendere visivamente uno specifico concetto. Se non c&#8217;è necessità e se devi presentare la stessa tipologia di dati in più pagine, <strong>scegli il tipo più adatto e non cambiare</strong>, fra i principi dell&#8217;usabilità ce n&#8217;è uno che recita: <a href="https://www.nngroup.com/articles/recognition-and-recall/"><strong>il riconoscimento è meglio del ricordo</strong></a>. Qualche consiglio? Ecco qua: <strong>per rappresentare un fenomeno a 2 valori (per esempio la composizione maschi/femmine di un parlamento) è ottimo il grafico a torta</strong>, che risulta ben intuibile; <strong>per indicare un andamento temporale sono ottimi i grafici di derivazione cartesiana</strong>, come gli istogrammi; se la necessità è <strong>rappresentare l&#8217;incidenza di singoli elementi sul tutto sono ottimi i grafici a blocchi</strong>.</p>
<p>Per le tabelle cerca di essere essenziale, mille valori in una singola pagina (o <em>slide</em>) non sono leggibili, e magari raggruppa i dati meno significativi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Organizzare le presentazioni scolastiche: i consigli finali</strong></h2>
<ul>
<li>pensa sempre a <strong>come verrà visto ciò che realizzi</strong>: su una LIM? In proiezione su una parete? Via Pc? Su carta? E <strong>pensa anche alle dimensioni del mezzo su cui tutto il tuo lavoro dovrà essere fruito</strong>, avrai la possibilità di sviluppare ingombri e dimensioni che si adatteranno perfettamente all&#8217;occhio di chi guarda</li>
<li><strong>non cambiare per il gusto di cambiare</strong>, se nella tua pagina-tipo il titolo è in alto a destra, uniforma tutte le pagine e mantieni questa scelta a mo&#8217; di convenzione</li>
<li>attribuisci <strong>stesse funzioni alla stessa tipologia di elementi</strong>, se i titoli di capitolo sono in tutto-maiuscolo, usa questa modalità solo per i titoli e uniforma il resto; stesso discorso per la giustificazione (ovvero l&#8217;allineamento orizzontale del paragrafo) e per eventuali icone di scorrimento nei lavori ipertestuali</li>
<li><strong>usa le immagini se e quando servono,</strong> cercando un <em>mood</em> (cioè uno stile) visivo uniforme e adatto sia a ciò che vuoi comunicare, sia ai destinatari</li>
<li><strong>less is more</strong>, sempre e in ogni caso <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> .</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bene, dopo tutto ciò è proprio il momento di scaricare la nostra <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/2b07.png" alt="⬇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <a href="/wp-content/uploads/2024/03/Guida-equilibrio-visivo-nelle-presentazioni-scolastiche.pdf" download="Guida all'equilibrio visivo nelle presentazioni scolastiche" onclick="gtag('event', 'click', {'event_category': 'link', 'event_label': 'Guida all'equilibrio visivo nelle presentazioni scolastiche'});"><strong>guida per l&#8217;equilibrio visivo nelle presentazioni scolastiche</strong></a> <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/2b07.png" alt="⬇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />. Buona lettura e&#8230; buone presentazioni!</p>
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		<title>Fare orientamento: dove iniziano e dove finiscono ruolo e influenza delle famiglie?</title>
		<link>https://www.orientazione.it/news-orientazione/fare-orientamento-dove-iniziano-e-dove-finiscono-ruolo-e-influenza-delle-famiglie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fab_Salvetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Dec 2023 11:48:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News orientazione]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[scelte università]]></category>
		<category><![CDATA[scegliere corso di laurea]]></category>
		<category><![CDATA[orientazione]]></category>
		<category><![CDATA[orientamento]]></category>
		<category><![CDATA[orientamento universitario]]></category>
		<category><![CDATA[insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[docenti]]></category>
		<category><![CDATA[famiglie]]></category>
		<category><![CDATA[decreti delegati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A te che insegni e fai orientamento non possiamo non ricordare che hai a che fare con persone e con gioielli...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-5"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ><p><em>Il delicato equilibrio tra scuola, libertà e famiglie nel momento della scelta universitaria</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Il contesto culturale e sociale della famiglia influisce sulla scelta del corso di laurea. I laureati che hanno scelto corsi di laurea magistrale a ciclo unico provengono più di frequente da famiglie con almeno un genitore laureato rispetto ai laureati che hanno optato per un percorso 3+2”, questo ci diceva <a href="https://www.almalaurea.it/sites/almalaurea.it/files/docs/universita/profilo/profilo2020/almalaurea_profilo_rapporto2020_04_caratteristiche_dei_laureati_al_momento_dellingresso_alluniversita.pdf">AlmaLaurea</a> solo poche stagioni fa, aggiungendo che “esiste un forte  legame tra le condizioni socio-culturali della famiglia e la scelta del tipo di scuola secondaria”. Va da sé che la famiglia di origine è un fattore rilevante nelle scelte di studio, fattore che non può essere <em>bypassato</em> ma che deve essere considerato e rispettato anche dal lavoro di chi fa orientamento in classe.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Il ruolo della famiglia nella scelta universitaria: una questione di valori e <em>weltanschauung</em></strong></h2>
<p>Se in casa si “respira” l’idea che studiare sia utile e bello, è più probabile che il progetto di frequentare un corso universitario sia considerata positivamente. Sì, perché il contesto in cui maturano le scelte è qualcosa che ha un peso rilevante: <strong>ogni famiglia esprime una propria “cultura” che orienta valori e visione del mondo</strong> e che ha un ruolo specifico nella formazione della personalità delle ragazze e dei ragazzi.<br />
Fare orientamento in classe significa tentare sempre di includere le famiglie, anche nei casi in cui il dialogo sia difficile o addirittura assente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Il ruolo dei genitori nel rapporto con la scuola</strong></h2>
<p>Con la <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1973-07-30;477">Legge 30 luglio 1973, n° 477</a> <strong>i genitori diventano parte stessa degli istituti scolastici</strong>. Con i celebri “decreti delegati” dell’anno successivo, infatti, le rappresentanze dei genitori entrano a far parte degli organi scolastici come il consiglio di classe e il consiglio di istituto. Questa presenza va quindi considerata anche nelle fasi di orientamento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>La famiglia nella scelta universitaria: un ruolo-chiave</strong></h2>
<p>Anche chi ha le idee chiare ed è (almeno apparentemente) inamovibile rispetto alle proprie scelte, ha <strong>bisogno del sostegno di familiari e insegnanti</strong>. La decisione di affrontare <a href="/news-orientazione/universita-viaggio-eroico/">un viaggio come quello che porta alla laurea</a> è un passo importante, lungo e impegnativo che richiede il supporto delle figure più rilevanti. Ma <strong>qual è il ruolo specifico della famiglia nel grande scacchiere dell’orientamento universitario?</strong> Probabilmente la funzione più adatta è quella che qualcuno definisce come una funzione da <strong><em>trust-maker</em></strong>, la famiglia può cioè essere una formidabile <strong>creatrice di fiducia</strong>. Per laurearsi servono diverse cose oltre all’impegno, e una di queste è proprio la <a href="/news-orientazione/saro-in-grado-di-studiare-alluniversita/">fiducia</a> nel fatto di potercela fare.</p>
<p>La famiglia assume quindi un ruolo di <strong>orientatrice indiretta</strong> (il portato di idee, atteggiamenti, interessi e valori) ma anche una <strong>funzione attivatrice</strong> (creando un clima di fiducia e supporto).</p>
<p>Non è detto che scegliere sia “indolore”, seguire la propria strada può portare verso direzioni che non sempre coincidono con ciò che la famiglia si aspetterebbe (“Mi chiamo Antonio e faccio il cantautore e mio padre e mia madre mi volevano dottore” cantava Antonello Venditti) ed è qui che genitori e parenti debbono fare un passo indietro, <strong>riconoscendo a figli e figlie la titolarità delle proprie decisioni e infondendo coraggio</strong> (scegliere contro il volere di “casa” è davvero difficile e le energie che si impegnano per convincersi di potercela fare sono inevitabilmente sottratte allo studio e all’autostima).</p>
<p>Difficile, per ovvi motivi, che chi insegna possa entrare in queste dinamiche, difficile e inopportuno; è però possibile – proprio in ottica di inclusione – <strong>coinvolgere i genitori in una discussione ad ampio raggio</strong> sulle scelte universitarie e le attitudini dei propri figli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>L’orientamento come alleanza fra scuola, alunni e famiglie</strong></h2>
<p>Se ogni contrapposizione è fuori luogo, l’ottica da assumere è quella dell’alleanza. <strong>Laurearsi è possibile se c’è un’alleanza tra famiglie e studenti</strong> (se non altro per le questioni economiche e logistiche) e <strong>in questa alleanza deve poter entrare la scuola</strong> con le attività di orientamento ma anche con la competenza e la sensibilità degli insegnanti. L’orientamento è una attività che – essendo essa stessa un <a href="/news-orientazione/viaggio-metafora-orientamento/">viaggio</a>, al pari del percorso universitario – deve innanzitutto arricchire <strong>fornendo stimoli, conoscenze e strumenti</strong>.</p>
<p>Ci sono quindi le famiglie con i propri orientamenti e il supporto a ragazzi e ragazze, gli insegnanti con la loro competenza, e i protagonisti: studenti e studentesse che devono poter <strong>compiere un processo di maturazione e auto-orientamento per fare scelte consapevoli</strong>. <strong>L’insegnante ricopre una funzione di raccordo</strong> fra la necessità di guardare all’interno (la propria famiglia) e l’opportunità di uscire all’esterno (mondo dello studio accademico e del lavoro).</p>
<p>In sintesi, si può affermare che in uno scenario ideale gli insegnanti non sono tanto “<em>influencer</em>” (soggetti che co-determinano le scelte) quanto <strong>interlocutori privilegiati</strong> perché conoscono i ragazzi, con le loro potenzialità, interloquiscono con le famiglie e conoscono anche l’università. Questo ruolo è unico e non sostituibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Studenti e studentesse senza famiglia</strong></h2>
<p>Avere una famiglia è la norma ma non la regola perché i casi della vita sono tanti. Può capitare, infatti, di incontrare studenti che non hanno genitori e che sentono esclusivamente sulle proprie spalle il peso dell’incertezza dello scegliere e le incognite del futuro. Anche in questo caso il ruolo dei docenti è quello di <strong>essere un riferimento competente e sensibile</strong>. Le <strong>agevolazioni</strong> per chi “non ha le spalle coperte” non sono molte ma mai come in questi casi è importante <strong>conoscerle e farle conoscere</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Perché è importante fare un buon servizio di orientamento?</strong></h2>
<p>Perché l’interesse primario di ogni singolo attore che opera nell’istruzione deve essere quello di <strong>favorire e agevolare i percorsi di studio</strong>. <strong>Permettere di studiare è un bene sociale il cui valore collettivo è inestimabile</strong>. A te che insegni e fai orientamento non possiamo che ricordare che <strong>hai a che fare con persone e con gioielli</strong>: ogni studente, ogni studentessa è una persona con bisogni, desideri e paure ma è anche un gioiello che aspetta solo di essere illuminato dalla luce.</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-5" data-row="script-row-unique-5" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-5"));</script></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://www.orientazione.it/news-orientazione/fare-orientamento-dove-iniziano-e-dove-finiscono-ruolo-e-influenza-delle-famiglie/">Fare orientamento: dove iniziano e dove finiscono ruolo e influenza delle famiglie?</a> proviene da <a href="https://www.orientazione.it">OrientAzione</a>.</p>
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		<title>Cosa significa studiare all&#8217;università?</title>
		<link>https://www.orientazione.it/studenti-e-studentesse/studiare-universita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Molfetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Nov 2023 10:27:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News orientazione]]></category>
		<category><![CDATA[Studenti e studentesse]]></category>
		<category><![CDATA[percorso laurea]]></category>
		<category><![CDATA[impegno]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
		<category><![CDATA[studiare]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[metodo di studio]]></category>
		<category><![CDATA[percorso]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://wwwstg.orientazione.it/?p=90655</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un mondo nuovo tutto da conoscere fra sorprese piacevoli e incognite da affrontare</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.orientazione.it/studenti-e-studentesse/studiare-universita/">Cosa significa studiare all&#8217;università?</a> proviene da <a href="https://www.orientazione.it">OrientAzione</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-6"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ><p><em>Un mondo nuovo tutto da conoscere fra sorprese piacevoli e incognite da affrontare</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Cosa significa studiare all&#8217;università: proiettare il futuro oltre il domani</strong></h2>
<p>Sì, la prima cosa da fare è proprio questa, capire che, scegliendo l&#8217;università, devi necessariamente guardare oltre il tuo domani, considerando una prospettiva a lungo termine. Per alcuni anni sarai studente (o studentessa) e prima di poter mettere in pratica le tue conoscenze passerà un po&#8217; di tempo. Alla fine del primo anno non sarai quindi &#8211; e questo devi davvero averlo ben chiaro &#8211; architetto, pedagogista o ingegnera, sarai qualcuno che studiane che pagina dopo pagina si avvicina al traguardo che prima di tutto è fatto di acquisizione della conoscenza e solo successivamente è fatto di messa in opera.</p>
<p>Lascia quindi tempo a ciò che studi, di cambiare ciò che sei, rendendoti una persona sempre più esperta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Cosa significa studiare all&#8217;università: verificare costantemente il tuo percorso</strong></h2>
<p>Studiare è una cosa da fare quotidianamente, è fatica, è tempo, concentrazione e impegno. Tra scadenze, consegne ed esami, ricorda ogni tanto di alzare lo sguardo, per ricordarti ciò che abbiamo appena detto, vale a dire la tua prospettiva a lungo termine. Il significato di ciò che fai è là, nel posto esatto in cui hai scelto di darti appuntamento nell’istante in cui hai completato l&#8217;iscrizione all’università. Attenzione: cammin facendo il modo con cui guardi alle cose e alla vita potrà mutare, lascia la mente aperta alle idee nuove, a ciò che verrà alla luce dal confronto con quello che studi. Se hai iniziato medicina con l&#8217;idea di poter dire la tua nel campo dell&#8217;ortopedia ma studiando è nata la passione per la pediatria, valuta se seguire il progetto iniziale o se rimodularlo alla luce di ciò che pensi dopo qualche anno di studio; nella vita si cambia, si matura, si cresce, ed è possibile che il tuo sguardo diventi più nitido nel corso degli anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Cosa significa studiare all&#8217;università: saper cogliere gli obiettivi intermedi</strong></h2>
<p>Soprattutto quando la laurea è ancora lontana, dovrai saper trovare gli stimoli per dare sempre il massimo. Come fare? Un buon metodo è concentrare le energie in maniera lineare, considerando un passo alla volta. Se riuscirai ad avere un approccio che &#8211; pur non perdendo di vista il traguardo finale &#8211; ti farà considerare ogni singolo esame alla stregua di un obiettivo esaltante, avrai molte possibilità di mantenere alte energia mentale e motivazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Cosa significa studiare all&#8217;università: organizzarsi</strong></h2>
<p>Eh sì, lo studio universitario richiede organizzazione perché il livello di complessità e la quantità di impegno non possono essere affrontati senza un minimo di sistematicità. Di <a href="/news-orientazione/time-management/" target="_blank" rel="noopener">organizzazione nello studio abbiamo già parlato qui</a>.  Preparati quindi a un viaggio che dovrai affrontare lasciando un po&#8217; di spazio in meno all&#8217;improvvisazione (elemento che se è dentro di te, non perderai, non temere); in fin de conti, sai, crescere non è smettere di essere bambini, è acquisire qualche competenza in più, fra cui l&#8217;organizzazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Cosa significa studiare all&#8217;università: valutare il superfluo</strong></h2>
<p>Dovrai far di necessità virtù &#8211; come spesso si dice – e metterti nell’ordine di idee che qualcosa andrà lasciato per strada. Ecco qualche suggerimento per fare mente locale:</p>
<ul>
<li><strong>cose che (spesso) si considerano superflue ma che sono importanti per una buona carriera universitaria</strong>
<ul>
<li><strong>le ore di sonno</strong><br />
<a href="/news-orientazione/dormire-bene-per-studiare-meglio/" target="_blank" rel="noopener">memoria, concentrazione e capacità cognitive sono influenzate dal sonno</a>, se dormi poco avrai molte più difficoltà di quanto tu possa immaginare, anche sotto il profilo della motivazione</li>
<li><strong>la salute psicofisica</strong><br />
fare sport, mangiare sano e con regolarità sono cose da non sottovalutare per studiare bene e con profitto, così come una buona “ecologia” di pensieri e sentimenti</li>
<li><a href="/news-orientazione/importanza-pause-studio/" target="_blank" rel="noopener"><strong>distribuire lo studio nel tempo</strong></a><br />
l’università non è il luogo delle “grandi abbuffate” perché la sgobbata dell’ultima ora non consente di entrare a fondo nelle logiche della materia e non permette la persistenza delle informazioni nella memoria</li>
</ul>
</li>
<li><strong>cose che (spesso) si considerano necessarie ma che non servono a studiare bene</strong>
<ul>
<li><strong>avere una penna nuova</strong><br />
eh no, non ti serve posticipare l’inizio dello studio per uscire a comprare una penna, dato che la tua ha ancora una buona metà della carica di inchiostro; questa cosa serve solo a rimandare&#8230; <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/14.0.0/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></li>
<li><strong>avere tutto il giorno a disposizione</strong><br />
puoi studiare (e bene) anche se non hai tutta la giornata libera (magari hai una visita medica o un impegno di altro tipo), se hai solo alcune ore per studiare, programma uno <em>step</em> calibrato sul tempo che hai e buttati sui libri</li>
<li><strong>l&#8217;ennesimo aperitivo lungo</strong><br />
se divertirsi è sacrosanto, se “staccare la spina” è fondamentale per l’equilibrio, indulgere con la scusa del “ne ho proprio bisogno” è controproducente; concediti tutti gli aperitivi che vuoi ma il terzo aperitivo lungo della settimana no, la tua attività è lo studio e per diventare dottore o dottoressa, qualche piccola rinuncia va fatta</li>
<li><strong>studiare con il cellulare sottomano</strong><br />
anche se non è così facile da comprendere, avere lo smartphone in vista è una fonte di distrazione che mina in maniera fatale la resa nello studio; <a href="/news-orientazione/la-scuola-nellera-della-dopamina/" target="_blank" rel="noopener">spegni cellulare e <em>device</em> vari se vuoi studiare con profitto ed efficienza</a>.</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Cosa significa studiare all&#8217;università: faticare</strong></h2>
<p>La fatica è l’essenza dell’impegno universitario. È una parola che ti spaventa? Cambia prospettiva! Sì, perché la fatica può essere davvero bella, specie quando studi ciò che ti piace e che ti fa sentire una persona più completa. Per questo scegliere con consapevolezza è così importante, ed è per questo che il tempo più importante che puoi dedicare a te è quello dell&#8217;orientamento. Mettila così: se fatichi un po&#8217; adesso per capire bene quale sia il corso di studi più adatto per te, faticherai poco durante l&#8217;università perché ogni testo, ogni esercitazione, ogni esame, ti renderà felice e quella che qualcuno chiama fatica, sarà per te solo una bella passeggiata.</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-6" data-row="script-row-unique-6" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-6"));</script></div></div></div>
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		<title>La teoria generazionale Strauss-Howe per conoscere la classe</title>
		<link>https://www.orientazione.it/insegnanti/teoria-generazionale-conoscere-studenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Molfetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2023 08:45:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
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		<category><![CDATA[Platone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno spunto suggestivo per riflettere sulle caratteristiche di ragazzi e ragazze che affollano le classi in questo 2023/24</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-7"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ><p><em>Uno spunto suggestivo per riflettere sulle caratteristiche di ragazzi e ragazze che affollano le classi in questo 2023/24</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tre secoli fa Giambattista Vico perorava la tesi che la storia dell’umanità fosse qualcosa di ciclico (per Vico esistevano 3 “età” che si ripetevano costantemente). Una teoria del genere si basava anche su convinzioni profonde e radicate secondo cui tutto era regolato da <strong><em>Kyklos</em></strong>, nell’alternanza fra ere dell’oscurità e della luce; per Platone stesso poteva esserci un “<strong>ciclo dei governi</strong>”. Nel secolo scorso si sono elaborate e perfezionate teorie che riprendono questa idea, individuando costanti nella storia che farebbero pensare a un <em>pattern</em> universale in base a cui si sviluppa il progresso (dalla matematica della storia di <strong>Deulofeu</strong> alla teoria dei cicli sociali di <strong>Sarkar</strong>) ma nessuna teoria ha eguagliato la popolarità interdisciplinare dell’elaborazione di Strauss e Howe</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>La teoria generazionale Strauss-Howe: come nasce e cosa dice</strong></h2>
<p>William Strauss e Neil Howe hanno dato alle stampe una serie di opere incentrate sull’idea di “generazione”, concetto che si fonda sul principio in base a cui in determinati periodi storici (della durata di 20-25 anni) le persone:</p>
<ul>
<li>condividono esperienze collettive</li>
<li>crescono nello stesso <em>humus</em> socio-culturale</li>
<li>sono accomunate da valori, credenze e comportamenti</li>
<li>sentono di appartenere a un gruppo (la generazione).</li>
</ul>
<p>In pratica &#8211; per dirla in estrema sintesi &#8211; <strong>chi appartiene a una generazione ne è in qualche misura “plasmato” e tende ad avere tratti comuni con i propri coetanei</strong>.</p>
<p>Il testo che ha dato avvio alla ricca produzione del duo è del 1991: “<strong>Generations. The History of America’s Future, 1584 to 2069</strong>”, lavoro che analizza la storia americana attraverso una serie di biografie che sarebbero esemplificative di specifici <em>asset</em> culturali. Ebbene, secondo Strauss e Howe, ci sono <strong><em>pattern</em> che si ripetono a cadenza secolare</strong> (4 generazioni, ovvero 80-100 anni che gli studiosi definiscono <em>saeculum</em>) e che rendono la storia dell’umanità qualcosa di prevedibile (il testo che amplia e definisce al meglio la teoria è del 1997 e si chiama “<strong>The Fourth Turning: An American Prophecy &#8211; What the Cycles of History Tell Us About America&#8217;s Next Rendezvous with Destiny</strong>”).</p>
<p>Ogni generazione prende avvio con una “svolta”:</p>
<ul>
<li><strong>1</strong><strong><sup>a</sup></strong><strong> generazione (1<sup> a</sup> svolta)</strong><br />
si tratta di un’epoca caratterizzata da una certa euforia (<em>high</em>), consegue al superamento di una crisi e annovera un forte senso di collettività che si traduce in istituzioni solide</li>
<li><strong>2<sup>a</sup> generazione (2<sup> a</sup> svolta)</strong><br />
è il momento del risveglio (<em>awakening</em>), venato da aneliti spirituali ma anche individualistici che mettono in discussione l’ordine costituito e generano una prima frattura, portando alla rivendicazione di nuovi valori</li>
<li><strong>3<sup>a</sup> generazione (3<sup>a</sup> svolta)</strong><br />
periodo di disfacimento (<em>unraveling</em>) che vede il prevalere di comportamenti cinici, edonismo irresponsabile e malgoverno</li>
<li><strong>4<sup>a</sup> generazione (4<sup>a</sup> svolta)</strong><br />
è la vera e propria <em>crisis</em>, in cui vengono meno diritti e certezze e in cui le autorità governano con il pugno di ferro. In questa epoca, pervasa dall’idea che ci sia una minaccia esterna, si gettano le basi per il riemergere del senso di collettività.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>La teoria generazionale Strauss-Howe: l’epoca attuale</strong></h2>
<p>È proprio la <em>crisi</em>, secondo Neil Howe, l’epoca che staremmo vivendo, ed è quindi<strong> il momento storico in cui si starebbero ridefinendo le identità individuali e collettive</strong>. Iniziata nel 2008 con la crisi finanziaria globale, secondo il saggista si dovrebbe concludere attorno al 2030.</p>
<p>Questo lo schema del nostro <em>saeculum</em>:</p>
<ul>
<li><strong>1</strong><strong><sup>a</sup></strong><strong> generazione</strong><br />
1946-1964</li>
<li><strong>2</strong><strong><sup>a</sup></strong><strong> generazione</strong><br />
1964-1984</li>
<li><strong>3</strong><strong><sup>a</sup></strong><strong> generazione</strong><br />
1984-2008</li>
<li><strong>4</strong><strong><sup>a</sup></strong><strong> generazione</strong><br />
2008-2030.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>La teoria generazionale Strauss-Howe: le fasi della svolta attuale</strong></h2>
<p>Secondo questa teoria<strong> la quarta svolta si compone di 4 fas</strong>i: <strong>tutto prende avvio da un evento-<em>trigger</em></strong>, che fungendo da <em>shock</em> per il sistema produce un movimento che innesca la transizione. C’è poi la <strong>fase di rigenerazione</strong>, in cui le persone si coalizzano attorno a idee o <em>leader</em>. <strong>La terza fase è definita <em>climax</em> </strong>e rappresenta il punto più basso della crisi, è un momento storico in cui le cose si mettono molto male e attivano una reazione collettiva. Si arriva così alla <strong>fase di risoluzione</strong> in cui si manifesta un ordine post-crisi e si rafforzano le istituzioni collettive.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>La teoria generazionale Strauss-Howe: gli archetipi</strong></h2>
<p><a href="https://youtu.be/8Yfb2zQjKWE?feature=shared">Howe precisa</a>: “Ciò che accelera ogni svolta è l’invecchiamento delle generazioni, <strong>ogni generazione porta con sé un </strong><a href="https://www.lifecourse.com/about/method/generational-archetypes.html"><strong>archetipo</strong></a><strong>, un insieme di atteggiamenti e comportamenti comuni che la distingue da quella dei genitori</strong>. Gli archetipi si ripetono ciclicamente ed esiste una relazione simbiotica fra gli eventi storici e lo stile tipico di una generazione, che reagisce con una modalità specifica e in qualche misura determina l’evoluzione della storia; in particolare una generazione agevola la svolta quando raggiunge la maggiore età. <strong>Quella che viviamo oggi è una fase di distruzione creativa delle istituzioni</strong>”.</p>
<p>Secondo la teoria generazionale, <strong>in ogni ciclo della storia prevale un archetipo di riferimento che si determina nel periodo della nascita</strong>:</p>
<ul>
<li><strong>il profeta</strong><br />
creativo e profondo</li>
<li><strong>il nomade</strong><br />
perspicace e amante della libertà</li>
<li><strong>l&#8217;eroe</strong><br />
altruista e determinato</li>
<li><strong>l’artista</strong><br />
premuroso e cosmopolita.</li>
</ul>
<p>La prevalenza di un archetipo è in grado di tracciare il percorso di vita e di evoluzione dell’intera generazione che ne è pervasa.</p>
<p>Come detto l’archetipo di base è determinato dal momento storico, nel caso del <em>saeculum</em> che stiamo vivendo la generazione che ha avuto natali nell’età dell’euforia vede la prevalenza del <strong>profeta</strong>, quella nata durante il risveglio è animata dal <strong>nomade</strong>, quella del disfacimento dall’<strong>eroe</strong> e quella attuale (crisi) dall’<strong>artista</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>La teoria generazionale Strauss-Howe: le critiche</strong></h2>
<p>Le critiche ai lavori di Strauss e Howe si incentrano soprattutto su questi temi:</p>
<ul>
<li><strong>definizione del concetto di generazione</strong><br />
è davvero possibile isolare una generazione identificandola con tratti comuni distintivi?</li>
<li><strong>attendibilità generale</strong><br />
come è possibile prevedere gli sviluppi di una società secondo uno schema così semplice e rigido?</li>
<li><strong>autoreferenzialità</strong><br />
è possibile estendere a tuti i paesi e a tutte le culture uno schema sviluppato dall’osservazione della sola storia americana?</li>
</ul>
<p>Qualcuno ha definito il lavoro di Strauss e Howe come astrologia. Altri ritengono invece che sia un <em>framework</em> molto utile e con tratti di reale universalità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>La teoria generazionale Strauss-Howe: chi sono gli studenti di oggi?</strong></h2>
<p>Ogni archetipo è una reazione all’archetipo dominante della generazione precedente, <strong>le classi delle scuole superiori sarebbero oggi popolate da una schiera di “artisti”, nati e cresciuti in un periodo di crisi globale e che nell’età della scuola superiore ondeggiano dalla consapevolezza di quando ogni persona sia inter-dipendente dalle altre, a una insoddisfazione strisciante</strong>. Si tratta di ragazzi e ragazze dalla <strong>mente aperta</strong>, <strong>premurosi</strong> e dalla spiccata <strong>sensibilità</strong>, con il rischio però di incartarsi in una <strong>eccessiva complicazione interiore</strong>. È una generazione capace di <strong>ideare</strong> e <strong>realizzare</strong>, mette in primo piano <strong>equità</strong> ed <strong>eguaglianza</strong>, è pronta a <strong>impegnarsi</strong> per raggiungere <strong>obiettivi di studio</strong>, non ama eccessivamente il rischio ed è a proprio agio con l’idea che ci siano <strong>regole</strong> e <strong>norme</strong>.</p>
<p>Nata in un momento di difficoltà globale, <strong>questa generazione ha avuto un’infanzia iperprotetta</strong> e Howe la definisce come quella degli <strong><em>homelander</em></strong> (termine che è sovrapponibile a “generazione Z”) perché è quella che ha passato a casa il tempo più alto in assoluto, agevolata dai <em>device</em> elettronici e dalla rete. Le famiglie sono composte da<strong> genitori nati per lo più in un’era di risveglio e di distruzione; i primi sono stressati ed esausti dal lavoro, i secondi rischiano di essere un po’ arroganti ma hanno grande concretezza e capacità di fare</strong>.</p>
<p><strong>Presente in classe anche la parte finale della generazione precedente</strong>, con persone nate in fase di transizione tra una svolta e l’altra. Secondo lo schema di Howe si tratta di una popolazione studentesca a cui non fa difetto la componente della razionalità (che a volte diviene eccessiva) e che predilige l’altruismo al coinvolgimento empatico. Anche per questi ragazzi e ragazze potrebbe manifestarsi quello che molti attribuiscono ai millennial: una certa <strong>intransigenza</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>La teoria generazionale Strauss-Howe: come usarla per capire la classe?</strong></h2>
<p>Come uno spunto di riflessione. La teoria generazionale va intesa proprio così se si intende usarla come strumento che aiuti a comprendere meglio il gruppo che si ha di fronte quando si insegna. <strong>Trasferire in maniera acritica gli schemi generazionali e archetipici non è una buona soluzione perché impedisce di concentrarsi sulle peculiarità individuali</strong>. Riflettere sulle dominanti di fondo della generazione che sta dietro i banchi può invece attivare un <em>mindset</em> utile per trovare una modalità ottimale di relazione con alunni e alunne.</p>
<p>Ecco allora che, per esempio, verificare se le corde sensibili di questa generazione siano davvero quelle dell’altruismo e dell’uguaglianza può diventare la chiave di volta che innesca una nuova modalità di stare e progettare assieme un’azione didattica efficace. Stessa cosa dicasi per l’avvio di riflessioni collettive sulla propensione al rischio o la percezione delle regole sociali. La teoria di Strauss e Howe è quindi un ottimo punto di partenza per sondare e capire l’universo valoriale di ragazzi e ragazze, comprenderne la percezione del mondo, intuirne paure e desideri.</p>
<p>L’utilità della teoria generazionale per insegnare è già stata oggetto di alcuni lavori:</p>
<ul>
<li><a href="https://tigerweb.towson.edu/garcia/past%20semesters%20of%20intro/intro/2011%20fall%20intro/wilson%20and%20gerber.pdf">How generational theory can improve teaching: ttrategies for torking with the “tillennials”</a></li>
<li><a href="https://www.researchgate.net/profile/Allison-Buskirk-Cohen/publication/283850275_Using_generational_theory_to_rethink_teaching_in_higher_education/links/5665ec5f08ae4931cd626576/Using-generational-theory-to-rethink-teaching-in-higher-education.pdf">Using generational theory to rethink teaching in higher education</a></li>
<li><a href="https://www.researchgate.net/publication/336815720_Use_generational_theory_as_a_guide_to_understanding_college_students">Use generational theory as a guide to understanding college students</a></li>
<li><a href="https://my.aasa.org/AASA/Resources/SAMag/2019/Jun19/Howe.aspx">Introducing the homeland generation</a></li>
<li>Revisiting the homeland generation (<a href="https://www.linkedin.com/pulse/revisiting-homeland-generation-part-1-2-neil-howe/">part I</a> – <a href="https://www.linkedin.com/pulse/revisiting-homeland-generation-part-2-neil-howe/">part II</a>).</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>In conclusione, possiamo dire che <strong>confrontarsi con il pensiero di Strauss e Howe è sicuramente utile per assumere una prospettiva di approccio alla classe </strong>che, sicuramente inedita, può essere davvero stimolante; un lavoro del genere può sostenere chi insegna per progettare iniziative didattiche innovative. Se si stanno invece cercando semplici <em>tips</em> per coinvolgere di più studenti e studentesse, il consiglio è quello di <strong>approfondire i temi legati ai linguaggi e agli stilèmi tipici che imperversano fra la popolazione studentesca</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Immagine: Flick Commons</em></p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-7" data-row="script-row-unique-7" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-7"));</script></div></div></div>
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		<title>Passione, studio e lavoro</title>
		<link>https://www.orientazione.it/studenti-e-studentesse/passione-studio-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Molfetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Oct 2023 09:28:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Studenti e studentesse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C'è chi riconosce da subito la propria passione, chi ci arriva col tempo e con l’esperienza a capire ciò che più dà gratificazione ed entusiasmo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div data-parent="true" class="vc_row row-container" id="row-unique-8"><div class="row limit-width row-parent"><div class="wpb_row row-inner"><div class="wpb_column pos-top pos-center align_left column_parent col-lg-12 single-internal-gutter"><div class="uncol style-light"  ><div class="uncoltable"><div class="uncell no-block-padding" ><div class="uncont"><div class="uncode_text_column" ></p>
<h2><strong>Studiare per passione</strong></h2>
<p><em>“Se vuoi costruire una nave non devi per prima cosa affaticarti a chiamare la gente a raccogliere la legna e a preparare gli attrezzi; non distribuire i compiti, non organizzare il lavoro. Ma invece prima risveglia negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato. Appena si sarà risvegliata in loro questa sete si metteranno subito al lavoro per costruire la nave.” </em>Antoine de Saint-Exupéry. Il piccolo principe, 1943.</p>
<p>Magari c’è qualcuno che sin da subito sa di <em>cosa ha sete</em>, c’è chi invece ci arriva col tempo, col metodo, l’esperienza a capire <strong>ciò che più gli dà gratificazione</strong> <strong>ed entusiasmo</strong>.  Questa distinzione si nota chiaramente in ambito scolastico: ci sono alunni e alunne che riconoscono presto una passione verso una o l’altra materia; e c’è chi sembra studiare solo per dovere, perché l’oggetto di studio non suscita interesse o il metodo di apprendimento non mette in risalto le qualità. Esiste allora un modo che faccia appassionare e <strong>approfondire nozioni e materie sulla spinta di un vero interesse</strong> e non solo perché percepito come dovere?</p>
<p>Come abbiamo già avuto modo di approfondire nell’articolo sugli <a href="https://www.orientazione.it/news-orientazione/stili-di-apprendimento-la-guida-da-scaricare/">stili di apprendimento</a>, non esiste un’unica modalità. Nelle scuole si ripropone spesso lo schema di insegnamento che si basa sulle intelligenze multiple. Chi fa ricerca sulle facoltà cognitive in età scolastica porta avanti, in alternativa, la teoria secondo cui <strong>a personalità cognitive diverse corrispondono stili di apprendimento diversi, </strong>e scuole e università si stanno muovendo sempre più in questa direzione (se vuoi approfondire <a href="https://www.orientazione.it/news-orientazione/stili-di-apprendimento-la-guida-da-scaricare/">scarica la guida agli stili cognitivi</a>).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Passioni, stili, studio</strong></h2>
<p>Ognuno nutre interesse verso qualcosa e ha la propensione a voler conoscere una teoria, il funzionamento di una galassia, il contenuto di un libro, il processo di vita di una pianta, una forma geometrica. Allo stesso tempo ognuno è predisposto ad apprendere in modo differente secondo schemi cognitivi definiti, qualunque sia l’oggetto di studio. Quindi, alla domanda: “<em>Chi ha passione per lo studio?</em>” si trova risposta nella stessa <strong>etimologia della parola studiare</strong>.</p>
<p><em>Studère,</em> dal latino, significa dedicarsi all’apprendimento, applicarsi e approfondire, sia &#8211; più filosoficamente &#8211; &#8220;amare&#8221;, quindi indica predisposizione alla diligenza, alla cura, al <a href="https://unaparolaalgiorno.it/significato/desiderio"><strong>desiderio</strong></a><strong> e alla </strong><a href="https://unaparolaalgiorno.it/significato/passione"><strong>passione</strong></a>. Capiterà in ambito scolastico o extra scolastico di studiare o dedicarsi a qualcosa: amare e desiderare di conoscere ciò che ci circonda e ciò con cui facciamo esperienza quotidianamente è insito nell’essere umano, sin dai tempi antichi.</p>
<h2><strong> </strong></h2>
<h2><strong>Fare della passione un lavoro </strong></h2>
<p>E se la passione diventasse un lavoro? Svolgere quotidianamente un’attività che gratifica è un <strong>antidoto contro lo stress </strong>poiché c’è maggiore stimolo a dare il meglio di sé stessi. In questo modo si ha sempre un ritorno positivo verso le persone che ci circondano.</p>
<p>Per far ciò, ci vuole sicuramente caparbietà, determinazione e consapevolezza di sé stessi. E tu? Per prima cosa potresti individuare cosa ti piace, e successivamente capire come formarti e quali mezzi occorrono per raggiungere l’obiettivo.</p>
<p>Non aver timore di <strong>manifestare il tuo interesse</strong>, farlo è un passo per rendere la passione un lavoro, come testimonia in un’ <a href="https://www.bonculture.it/culture/teatro/la-storia-umana-di-alessandro-barbero-faccio-trasparire-la-mia-passione-in-modo-molto-diretto/">intervista il professore di Storia medievale, Alessandro Barbero</a>. Studioso, divulgatore, con un conclamato successo sui social, in tv, nel mondo dei podcast, continua a riempire intere aule raccontando la storia con una tale passione e vivacità da risultare magnetico per chiunque, interessato o meno alla materia. Un chiaro esempio di chi si appassiona e restituisce a chi beneficia del suo lavoro, un senso di leggerezza e profonda dedizione verso ciò che si ama.</p>
<p>Non solo Barbero: Elena racconta in un’intervista che è riuscita a unire la sua <a href="https://www.orientazione.it/matematica/dottoranda-in-matematica/">passione per la matematica e per la scrittura</a> creandosi uno spazio nel settore della comunicazione, per divulgare e parlare di matematica con un linguaggio accessibile a diversi tipi di pubblico. Come Elena ci sono molte storie di persone che attraverso la creatività hanno trovato l’opportunità di <strong>tracciare un percorso personalizzato di lavoro.</strong> Puoi trovare altre storie come quella di Elena sul portale Orientazione, nella sezione <a href="https://www.orientazione.it/studenti/storie-professionali/">Storie professionali</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>E se la passione svanisce?</strong></h2>
<p>Bisogna aver cura per le cose che si amano per fare in modo che siano durature nel tempo. Sì, seguire le <strong>passioni dovrebbe essere la linea-guida per ciascuno</strong> ma non è sempre così. Anche le <strong>passioni mutano o semplicemente&#8230; svaniscono</strong>. In questo caso guardati dentro e via con la ricerca di nuovi orizzonti!</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Non sempre si può trasformare la passione in lavoro</strong></h2>
<p>Tieni presente che non sempre è possibile fare della passione un lavoro. Se ti capiterà di svolgere attività diverse dalla tua passione ricorda di guardare il bicchiere mezzo pieno perché la soddisfazione per ciò che fai è qualcosa che, con l’atteggiamento giusto, potrai trovare sempre.</p>
<p>Poi, chissà&#8230; magari il percorso di studio o il lavoro che farai ti appassioneranno oltre ogni aspettativa. L&#8217;importante è guardare il bicchiere mezzo pieno, perché quando la sete si risveglia c’è bisogno di acqua!</p>
</div></div></div></div></div></div><script id="script-row-unique-8" data-row="script-row-unique-8" type="text/javascript" class="vc_controls">UNCODE.initRow(document.getElementById("row-unique-8"));</script></div></div></div>
</div><p>L'articolo <a href="https://www.orientazione.it/studenti-e-studentesse/passione-studio-lavoro/">Passione, studio e lavoro</a> proviene da <a href="https://www.orientazione.it">OrientAzione</a>.</p>
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		<item>
		<title>Intelligenza Artificiale: 100 giorni a Georgetown</title>
		<link>https://www.orientazione.it/news-orientazione/intelligenza-artificiale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Molfetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Sep 2023 07:01:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News orientazione]]></category>
		<category><![CDATA[Insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[singolarità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mancano 100 giorni a domenica 7 gennaio 2024, data particolare per l'intelligenza artificiale perché 70 anni prima ebbe luogo una delle più suggestive milestone dell'AI: l'esperimento di Georgetown. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.orientazione.it/news-orientazione/intelligenza-artificiale/">Intelligenza Artificiale: 100 giorni a Georgetown</a> proviene da <a href="https://www.orientazione.it">OrientAzione</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Meno 100 giorni al 7 gennaio. È ora di riflettere sull’Intelligenza Artificiale in classe!</em></p>
<p>Mancano 100 giorni a domenica 7 gennaio 2024, data particolare per l&#8217;intelligenza artificiale perché 70 anni prima ebbe luogo una delle più suggestive milestone dell&#8217;AI: l&#8217;<strong>esperimento di Georgetown.</strong></p>
<p>È del 1950 l&#8217;articolo in cui <strong>Alan Mathison Turing</strong> aveva pubblicamente posto la domanda &#8220;<a href="https://academic.oup.com/mind/article/LIX/236/433/986238"><strong>Can machines think?</strong></a>&#8220;; l&#8217;anno successivo fu coniato il termine &#8220;<a href="https://www-formal.stanford.edu/jmc/history/dartmouth/dartmouth.html"><strong>Intelligenza Artificiale</strong></a>&#8220;; milestone simbolica del settore. Oggi le domande sono le medesime di Turing e la preoccupazione si sposta sulla necessità di <strong>tracciare confini etici e normativi</strong>.</p>
<p>E… proprio questa data è l’occasione giusta per <strong>riflettere sul futuro dell’educazione nell’era dell’intelligenza artificiale</strong>. Ma torniamo al 7 gennaio 1954…</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>L&#8217;esperimento di Georgetown</strong></h2>
<p>Su una macchina che all&#8217;epoca era il top assoluto (l&#8217;IBM 701) andò in scena una traduzione automatica dal russo all&#8217;inglese con un <a href="https://www.science.org/doi/10.1126/science.122.3173.745">algoritmo</a> che gestiva 250 parole e 6 regole grammaticali. Così l&#8217;IBM riportava l&#8217;evento: &#8220;Brevi dichiarazioni su politica, diritto, matematica, chimica, metallurgia, comunicazioni e affari militari sono state presentate in russo dai linguisti dell&#8217;Istituto di lingue e linguistica dell&#8217;Università di Georgetown al famoso computer 701 della International Business Machines Corporation. E il gigantesco computer, in pochi secondi, ha trasformato le frasi in un inglese facilmente leggibile&#8221;.</p>
<p>Il tutto avvenne con un operatore che inserì manualmente oltre 60 frasi nel sistema, che tradusse e stampò le traduzioni in inglese. Inutile dire che questa dimostrazione roboante ebbe un ruolo fondamentale per gli investimenti nello sviluppo della<strong> linguistica computazionale</strong>. Si era lontani dalla complessità dei sistemi attuali ma l’impatto sull’opinione pubblica fu deflagrante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Ma&#8230; la percezione dell&#8217;Intelligenza Artificiale, dei suoi rischi e delle opportunità, è universale?</strong></h2>
<p>Dicevamo, sopra, che dall’epoca di Turing le domande che ci poniamo in relazione all’Intelligenza Artificiale non sono poi cambiate. C’è però una questione che è interessante mettere all’ordine del giorno: <strong>la percezione dell’IA è uguale in ogni cultura?</strong> <a href="https://wrp.lrfoundation.org.uk/LRF_2021_report_a-digtial-world-ai-and-personal-data_online_version.pdf">Decisamente no</a>. L&#8217;ottimismo prevale in Asia, Europa, Nuova Zelanda e Arabia Saudita ma in molte regioni dell&#8217;Africa e in Asia meridionale c&#8217;è grande preoccupazione. Inoltre, in alcuni paesi (fra cui i paesi scandinavi) sorgono timori sulle potenziali distorsioni discriminative degli algoritmi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Intelligenza Artificiale: cosa aspettarsi nel 2024</strong></h2>
<p>L&#8217;Italia ha una propria agenda di sviluppo, rappresentata dal <a href="https://assets.innovazione.gov.it/1637777289-programma-strategico-iaweb.pdf">Programma Strategico Intelligenza Artificiale 2022-2024</a> che prevede &#8220;ventiquattro politiche da implementare per potenziare il sistema IA attraverso creazione e potenziamento di competenze, ricerca, programmi di sviluppo e applicazioni&#8221;.</p>
<p>Più in generale uno dei settori su cui è possibile aspettarsi innovazioni è proprio quello dell&#8217;<strong>istruzione</strong>. Dagli ambienti di apprendimento alle app di <em>study-coaching</em> l&#8217;anno che verrà avrà di che stupirci! E poi, significativi potranno essere gli avanzamenti su trasporti, sanità, automazione dei processi e addirittura finanza. Dall&#8217;esperimento di Georgetown un bel po&#8217; di passi avanti sono stati fatti!</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><strong>Intelligenza artificiale e istruzione scolastica</strong></h2>
<p>L&#8217;IA è innanzitutto<strong> materia di studio</strong>. Si tratta di un settore affascinante che diventa centrale sia per approcci monodisciplinari, sia per analisi &#8220;cross&#8221;; di Intelligenza Artificiale si parla infatti in termini filosofici, psicologici, sociologici, giuridici, tecnologici, economici e &#8211; ovviamente &#8211; informatici.</p>
<p>IA vuol però dire anche qualcosa di diverso: influenza su insegnamento e apprendimento. Sono molte, infatti, le <strong>possibili declinazioni nell&#8217;ambito della scuola e dell&#8217;università</strong>, e pensare solo a Chat GPT non aiuta a farsi un&#8217;idea del quadro d&#8217;insieme. Proviamo allora a dare qualche spunto:</p>
<h3><strong>la verifica del plagio</strong></h3>
<p>iniziamo con uno dei problemi che affligge alcuni settori della popolazione studentesca, vale a dire il copia-e-incolla. Se le tecniche di &#8220;plagio&#8221; sono sempre più sofisticate, anche gli strumenti di controllo crescono e diventano sempre più affidabili, consentendo un controllo accurato anche delle manipolazioni ad-hoc su testi presenti in rete.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>le esigenze speciali</strong></h3>
<p>grazie all&#8217;IA è possibile<strong> gestire in maniera molto più accurata i bisogni speciali di singole persone o gruppi</strong>. La cosiddetta <strong>Assistive Technology</strong> rappresenta un valido supporto e un ottimo strumento di accessibilità per chi, altrimenti, potrebbe rischiare di rimanere escluso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>la creazione dell&#8217;orario scolastico</strong></h3>
<p>anche se a qualcuno può sembrare cosa da poco, sfruttare l&#8217;<strong>Intelligenza Artificiale per generare l&#8217;orario scolastico</strong> è qualcosa che può semplificare &#8211; e di molto &#8211; la vita all&#8217;interno di un istituto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>l&#8217;aggregazione di dati</strong></h3>
<p>ogni insegnante sa bene quale sia il livello di apprendimento di ciascun componente della propria classe. Poter però lavorare<strong> confrontando i dati di interi plessi, annate, territori</strong>, può aiutare a comprendere fenomeni di portata più ampia e generalizzata, adeguando l&#8217;azione didattica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>l&#8217;insegnamento personalizzato</strong></h3>
<p>grazie ai <em>tool</em> di IA ogni insegnante può avere un <strong>supporto sempre disponibile per strutturare percorsi individualizzati </strong>per ciascun studente o studentessa, anche a fronte di un numero elevato di classi da gestire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>lo sviluppo collaborativo</strong></h3>
<p>per capire le potenzialità dell&#8217;IA in classe è opportuno cambiare paradigma di pensiero; abbiamo visto come i fenomeni dell&#8217;Intelligenza Artificiale possano essere oggetto di studio o come le applicazioni possano essere sfruttate per avere un supporto, ma se spostiamo lo sguardo è possibile intravedere anche altre possibilità. Per esempio,<strong> i tool stessi dell&#8217;IA possono essere usati assieme per affrontare compiti collettivi, progettare in gruppo, trovare soluzioni originali</strong>.</p>
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